Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

Cosa significa la festa di Pasqua

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Pasqua vuol dire «passaggio». Si ricorda infatti il passaggio del Mar Rosso, quando Dio salvò il popolo ebraico dalla schiavitù d’ Egitto, e il passaggio di Cristo dalla morte alla risurrezione. Morendo sulla croce egli distrusse la morte e il terzo giorno risuscitò diventando luce per tutti i popoli. Ogni domenica in cui viene celebrata la Messa è Pasqua, perché si fa memoria della sua ultima cena e della sua passione, morte e risurrezione. La Pasqua è una festa da sentire ogni giorno dentro di noi perché Dio è in noi. Non sarebbe giusto ridurla all’ acquisto del famoso uovo di Pasqua oppure a fare un pranzo nel posto più bello. Non sono cose sbagliate, ma bisogna tenere sempre viva e accesa la speranza di Cristo vivo e risorto, prima di tutto dentro di noi.

MARCO GIRALDI - Prato

C’ è sempre il pericolo, caro Marco, di ridurre le feste religiose ai regali o al pranzo speciale. E la società consumistica ne approfitta. Far festa anche esteriormente non è però un male: è bello vedere la gioia negli occhi dei bambini di fronte a un uovo di cioccolato, o vivere il picnic di Pasquetta con la famiglia. L’ importante è che la festa non si riduca a questo. Per evitarlo, la Chiesa ci offre la possibilità di partecipare a tante belle liturgie nel Triduo pasquale.

La festa di Pasqua è anche un’ ulteriore occasione che il Signore ci offre per rinnovare la nostra vita e riprendere con fiducia il cammino di ogni giorno, sorretti dal cibo eucaristico. Colgo l’ occasione per augurare a tutti buona Pasqua con le parole usate l’ anno scorso da papa Francesco: «A quanti nelle nostre società hanno perso ogni speranza e gusto di vivere, agli anziani sopraffatti che nella solitudine sentono venire meno le forze, ai giovani a cui sembra mancare il futuro, a tutti rivolgo ancora una volta le parole del Risorto: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5-6)».



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