Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Come ho capito che snobbare il Rosario è sbagliato»

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Caro direttore, dopo aver snobbato il Rosario per tanto tempo, mi sto convincendo come, in fondo, sia un’ ottima preghiera, se conduce tutto il nostro essere a uno stato di quiete e di pacificazione, in modo da vedere tutte le cose immerse nella luce di Dio. Noi, normalmente, fuggiamo da noi stessi, da questa consapevolezza, ci disperdiamo in un tumulto di pensieri e preoccupazioni. Se il nostro corpo e la nostra mente sono agitati non si può pregare. L’ errore che si fa comunemente, nel pensare al Rosario come forma di preghiera, è dunque questo: credere all’ efficacia delle parole. Ma Gesù ci mette in guardia: «Quando pregate non moltiplicate le parole!», quasi la preghiera fosse una questione di quantità di suppliche. Come se Dio fosse un ragioniere che “conta” le nostre invocazioni. No, occorre mettersi in sintonia con quello che Giovanni Vannucci chiama il respiro di Dio, perché pregare non è mendicare, ma rendere più intensa la nostra vita.

LUIGI MAGNANI

Grazie, caro Luigi, per questa riflessione. Sono convinto anch’ io che il Rosario sia una preghiera da riscoprire. Lo stesso papa Francesco ci ha invitato con forza a recitarlo spesso. Ma tutti gli ultimi Papi hanno promosso il Rosario, sottolineandone il valore. San Giovanni Paolo II, ad esempio, nella lettera Rosarium Virginis Mariae, spiegava che la ripetizione dell’ Ave Maria va considerata «come espressione di quell’ amore che non si stanca di tornare alla persona amata con effusioni che, pur simili nella manifestazione, sono sempre nuove per il sentimento che le pervade». E aggiungeva che, con Maria e attraverso di lei «è in defi­nitiva a Gesù che va l’ atto di amore. La ripetizione si alimenta del desiderio di una conformazione sempre più piena a Cristo, vero “programma” della vita cristiana».

Il Rosario, dunque, è una preghiera contemplativa, che ci conduce a quello stato di paci­ficazione di cui parli tu, caro Luigi. Benché la preghiera non sia necessariamente abbandonare il tumulto dei pensieri e delle preoccupazioni, ma un dialogo con il Signore. Sarà Dio stesso, con la sua grazia, a donarci la sua consolazione e a placare gli affanni del nostro cuore.



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