Le regole del gioco
Elisa Chiari

Caso Russia, è in gioco la credibilità dello sport mondiale

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Una immensa questione morale, di più: una ancora più grande questione di credibilità investe l'intero sport mondiale, non soltanto la Federazione russa di atletica leggera che una commissione indipendente dell'agenzia mondiale antidoping (Wada) chiede di sospendere dalle competizioni per aver truccato i controlli per anni, peggio per averlo fatto contando sulla sospetta copertura dell'ex presidente della federazione internazionale di atletica Lamine Diack, al momento sotto indagine in Francia. 

Ma è evidente che, se anche questa ingombrante squalifica arrivasse domattina per direttissima, cosa che non accadrà,  da sola non ci potrebbe garantire la credibilità dei controlli antidoping al di fuori dei confini della Federazione russa, accusata di doping di Stato per il coinvolgimento di piani che stanno più in alto dello sport. Il rischio infatti è che il rapporto presentato a Losanna illumini soltanto la punta di un iceberg - fatto di complicità tra medici, allenatori, federazioni, atleti, controllori, dirigenti-  che, per quanto ne sappiamo, potrebbe affondare nei mari del mondo intero. 

In un sistema in cui, troppo spesso, controllori e controllati albergano nelle stanze degli stessi comitati olimpici nazionali, in un sistema in cui l'indipendenza dell'agenzia mondiale antidoping è in molte parti del mondo tale solo formalmente - stando al rapporto il lavoro del laboratorio di Mosca è stato manipolato da  un laboratorio parallelo fino alla distruzione di oltre 1.400 campioni di analisi  - il conflitto di interessi è sempre in agguato, anche perché l'intero universo sportivo ha, ovunque, un chiaro interesse autarchico all'autoconservazione, costi quel che costi. 

Il problema è che sta diventando davvero difficile credere ai vestiti nuovi dell'imperatore di questi tempi in cui, nello sport, spunta uno scandalo al giorno a gridarci che il re è nudo, che lo sport è in mutande.  Mentre la Iaaf (Federatletica internazionale) finisce nella bufera del doping russo, il presidente della Federcalcio tedesca annuncia le dimissioni a seguito della mazzetta che avrebbe oliato gli ingranaggi perché il mondiale 2006 venisse assegnato alla Germania e la Fifa è nel pieno della bufera. Solo nell'ultimo anno in Italia abbiamo visto: indagini assortite sulle scommesse nel calcio a Catanzaro, un'altra inchiesta a Milano in merito al sospetto di operazioni economicamente poco trasparenti nel tiremmolla di Mr. Bee con il Milan e pure i diritti Tv sono nell'occhio del ciclone, mentre due medici e una dirigente Fidal sono sotto processo a Bolzano per violazione delle leggi antidoping. 

Né si può dire, a proposito di commistioni e di conflitti di interesse, che sia stato un gran segno di trasparenza per la Iaaf  l'aver scelto come "supervisore" antidoping, ai Mondiali di Pechino dello scorso agosto, il dottor Giuseppe Fischetto, proprio uno dei medici sotto processo in Italia. Fatta salva infatti la presunzione di innocenza che nessuno mette in discussione, ragioni di immagine e di opportunità avrebbero dovuto suggerire una scelta su cui non pendessero dubbi di sorta. 

Quanto emerge dal rapporto Wada, ovviamente, preoccupa molto Sebastian Coe, leggenda del mezzofondo inglese degli anni Settanta-Ottanta, da qualche mese presidente Iaaf, che ha già aperto la pratica "Russia", del cui destino si deciderà nei prossimi giorni. Il vaso di Pandora potrebbe, infatti, avere solo cominciato a eruttare: il rapporto parla della difficoltà di organizzare controlli antidoping in Kenya e lascia intendere che il sistema russo probabilmente non sia limitato all'atletica. E comunque l'ombra si allunga anche sulla Federazione internazionale di atletica, che in questi anni nulla ha visto, eppure i dati con i valori sospetti di mezzo mondo circolavano eccome, visto che sono stati trovati in un file non criptato nel corso dell'inchiesta di Bolzano.

E' vero che Coe è al vertice da poco, ma nemmeno Coe discende dall'iperuranio: mai sfiorato da alcun sospetto e vincente dopo una campagna elettorale all'insegna della pulizia appartiene, però,  da anni al giro della Iaaf ed è stato a lungo vice di Lamine Diack, segno nella migliore delle ipotesi che là dentro la mano destra non sapeva che cosa facesse la sinistra.

E' probabile che, nonostante gli scandali ripetuti, nulla cambierà a breve. Bisognerebbe azzerare tutto e assicurare ai controllori massima terzietà (vera), cosa non facile in un circo che per definizione - dati gli enormi interessi in gioco e dato il formidabile interesse pubblico - non si può fermare.

Ma è vero anche che di questo passo, di deriva in deriva, la gente comincia a non capire più chi ha vinto, chi ha perso e per merito di che cosa. E se è vero che la Russia all'Olimpiade di Londra 2012 è stata seconda nel medagliere, stavolta è lo sport tutto in discussione e resta da chiedersi per quanto tempo ancora il sistema potrà restare in piedi mentre le classifiche crollano come castelli di carte.  



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