Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Cari parroci, smettetela con queste campane a tutte le ore!»

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Gradirei una risposta in merito al suono delle campane. Nel mio paese in provincia di Udine ho inoltrato un esposto per regolamentarlo, poiché il suono è eccessivo e prolungato (4 minuti la domenica e 3 minuti durante la settimana), con doppio battito delle ore (compresa la notte). Lo stesso vescovo nel 1995 invitava i parroci a regolamentare il suono delle campane limitandolo alla liturgia ed eliminandolo nelle ore notturne dopo le ore 21. Inoltre consigliava di ridurre il suono per non infrangere troppo i decibel consentiti. Ebbene, nulla è stato fatto.

Non capisco come il rispetto di una legge, che parla chiaro ed è sostenuta da una delibera del Comune, avallata anche dal vescovo, sia completamente ignorato dal parroco. La tradizione non è buon senso, qui si mette a repentaglio la salute dei cittadini. Che potete dire in proposito?

LETTERA FIRMATA

Nella storia della Chiesa l’ uso delle campane ha una lunga tradizione, attestata €n dal V secolo. Il loro suono serviva per convocare i fedeli alla preghiera, in particolare alla celebrazione della Messa e degli altri sacramenti. Man mano si sono aggiunti anche altri signifi€cati: un segno per scandire i principali momenti della giornata (al mattino, all’ Angelus, al vespro) o per indicare alcuni momenti della vita della comunità, come feste, pericoli imminenti, la morte di qualcuno. Oggi questi aspetti più di tipo informativo e civile sono in parte superati da altri mezzi. Tuttavia, il suono delle campane, specialmente in un paese, è ancora molto utile a tanti e anche bello da sentire. L’ importante è non esagerare e non recare danni alla salute. L’ uso liturgico delle campane è un’ espressione della libertà di culto, riconosciuto anche dal Concordato tra Stato e Chiesa. Allo stesso modo è accettabile che il suono delle campane segnali alcuni momenti della giornata ed eventi signi€cativi per la comunità. Per il resto si possono trovare soluzioni che evitino contenziosi per inquinamento acustico. Ad esempio non far durare troppo a lungo il suono, regolarne l’ intensità, evitare le ore notturne. In ogni diocesi è il vescovo a dare disposizioni in questo senso.



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