Rito romano
Monsignor Nunzio Galantino commenta il Rito romano

Ascensione del Signore (anno A) - 28 Maggio 2017

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LA TUA PRESENZA SIA PER NOI FORZA E GIOIA

«Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Matteo 28,16-20
  

A un primo sguardo, la solennità dell’ Ascensione potrebbe sembrare una sorta di “triste addio”: Gesù lascia i suoi e, in prospettiva, lascia anche orfana la sua Chiesa. Ma l’ espressione che chiude il Vangelo di oggi dice ben altro: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla ne del mondo…».

Proprio per questa promessa di Gesù, l’ Ascensione non può essere affatto considerata come la festa dell’ addio; con essa è finito solo il tempo degli incontri fisici tra Gesù e la gente, il tempo dei “nomi” (Maria, Pietro, Tommaso), il tempo del pane e del pesce condivisi intorno al fuoco. Perché, salendo al cielo, Gesù inaugura un modo nuovo di essere presente tra i suoi e nel mondo; per i suoi discepoli, inizia un modo nuovo di stare con lui e di sperimentare la sua vicinanza.

SCOMMETTERE SULL’ INVISIBILE. «Io sono con voi tutti i giorni…». Dal giorno dell’ Ascensione, discepoli di Gesù sono coloro che sono capaci di scommettere sull’ invisibile! Un invisibile, però, che non è assenza, perché il Signore Gesù non è andato lontano, ma paradossalmente è più vicino a noi. Se prima era “insieme” ai discepoli, ora è “dentro” di loro. Se prima solo pochi potevano toccarlo, vederlo e parlargli, dopo l’ Ascensione egli è davvero presente a tutti e in ogni luogo. È questa la certezza che sostiene il cristianesimo, da quel giorno in poi!

In questo clima di presenza diffusa di Cristo, ci viene affidato un compito: «Voi sarete miei testimoni». Lo saremo, però, non moltiplicando le azioni, ma divenendo “trasparenza” del Signore Gesù e del suo Vangelo. Come singoli e come comunità, saremo sua “trasparenza” quando, attraverso di noi, qualcuno si sentirà accolto, compreso, perdonato, incoraggiato, nel nome di Gesù. In quel momento, infatti, assolviamo il compito affidatoci dal Signore nel giorno dell’ Ascensione: essere suoi testimoni, facendo seguito anche alle parole di delicato rimprovero dei due bianco-vestiti, riportate nella prima lettura: «Perché state a guardare?».

DIVENTARE DISCEPOLI DI CRISTO. «Fate mie discepole tutte le nazioni!»: è questa la consegna di Gesù che sale al cielo! Ed è sintomatico, nel testo liturgico, l’ aver tradotto l’ antico “ammaestrate” con “fate mie discepole”! Spesso ci accorgiamo che l’ atteggiarsi a maestri e ad appaltatori di coscienze non fa necessariamente di noi dei discepoli che aiutano altri a divenire discepoli di Cristo.

Forse siamo abituati a pensare che uomo religioso sia chi pensa soprattutto all’ aldilà. La festa odierna invece ci insegna che è la nostra vita terrena lo spazio in cui si consuma in pieno il nostro impegno con Dio, il tempo adatto ad assumerci, nel mondo e di fronte al mondo, le nostre responsabilità. L’ Ascensione è la festa che ci insegna a rifiutare le alienazioni di una religione “paravento”, restituendo ciascuno di noi alla propria responsabilità nei confronti della storia.



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