Le regole del gioco
Elisa Chiari

Álvarez, le vittime di Barcellona e lo sport che non ha un minuto da perdere

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Fernando Álvarez ha 71 anni, nuota per passione e per passione gareggia, come s'immagina dovrebbe accadere sempre quando finiscono i fasti, o tramontano le ambizioni, dell'agonismo estremo dei professionisti, dove tutto è incasellato nei doveri di uno sport che deve fare i conti con la tirannia del mercato, dei diritti televisivi, degli interessi degli sponsor.

Al tempo dei Master, le gare per gli over 45, si è tentati di credere che sia lecito rilassarsi, che il piacere di gareggiare e il tempo della saggezza vengano prima dell'agonismo sfrenato. Di certo così vede il suo sport Fernando, ma gli hanno dato torto. Quando ha avuto la notizia dell'attentato di Barcellona, Fernando Álvarez, castigliano di Cadiz, ha mandato una mail all'organizzazione dei Mondiali di Budapest, cui stava partecipando, per chiedere un minuto di silenzio per le vittime. Ha scritto al presidente in risposta alla mail che lo invitava alla festa conclusiva del Mondiale, forse pensando che la festa finale non avrebbe sofferto ritardando di un minuto. Non ha ricevuto risposta. Ci ha riprovato a voce il giorno della sua batteria dei 200 rana. Gli hanno risposto che non c'era nemmeno un minuto da perdere, che il programma era fitto. Niente silenzio. 

Bella immagine, certo, per lo sport che sempre si riempie la bocca di valori, a maggior ragione per lo sport fatto all'età dei capelli bianchi, quando le priorità della vita dovrebbero aver preso una scala che sale dritta all'essenza delle cose. Fernando, però, non si è arreso al no. Ha fatto alla sua scelta: al momento dello sparo è rimasto fermo sul blocchetto di partenza della sua corsia, a osservare da solo il silenzio, mentre i suoi avversari sono partiti. Si è tuffato dopo sessanta secondi esatti. Sapeva di giocarsi la gara, ma alla fine ha commentato: "Preferisco così, ci sono cose che non valgono tutto l'oro del mondo". 

Una lezione per la burocrazia ottusa che difficilmente l'avrà capita, ma anche un bagno di realtà per una manifestazione che tra i suoi eventi non sportivi presenta il programma Swimming for life, nuotare per la vita: un programma speciale per insegnare a nuotare ai bambini (e non solo) di tutti i continenti contro il rischio d'annegamento. Non sarebbe male - per coerenza con lo slogan - cominciare diffondendo il messaggio di Fernando: nuotare tenendo lo sguardo all'orizzonte che va oltre il bordo della piscina, perché il mondo non finisce con la corsia nera sul fondo

Ps. Non risulta che il Mondiale sia andato a rotoli per quel minuto che Fernando si è preso per mandare il suo messaggio di cordoglio.

 

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