Virtù eroiche, Paolo VI è venerabile

Benedetto XVI ha promulgato il decreto che attesta le «virtù eroiche» grazie al quale diventa venerabile il Pontefice che portò a termine il Concilio Vaticano II.

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Benedetto XVI ha promulgato il decreto che attesta le «virtù eroiche» grazie al quale Paolo VI diventa venerabile. Manca solo la certificazione di un miracolo avvenuto per sua intercessione e si arriverà alla beatificazione. Il postulatore della causa di papa Montini, Antonio Marrazzo, ha fornito alcuni indizi sul miracolo. «Al momento - ha detto alla Radiovaticana - sto analizzando un caso di guarigione avvenuto una decina di anni fa: durante la gestazione, si erano manifestati rischi sia per il feto sia per la madre», «un avvenimento veramente straordinario e sovrannaturale, avvenuto per intercessione di Paolo VI».

Il miracolo in esame, commenta padre Marrazzo, sarebbe «in linea con il magistero» del Papa che ha scritto la Humanae vitae. Si tratterebbe, commenta padre Marrazzo, di un miracolo collegato alla «difesa della vita, espressa nell'enciclica, ma anche in difesa della famiglia, perché l'enciclica Humanae vitae è sull'amore coniugale, non è soltanto sul problema della vita nascente. Questa guarigione è logica nella linea di Montini».

Giovanni Battista Montini, nato a Concesio, in provincia di Brescia, il 26 settembre 1897 e morto a Castelgandolfo il 6 agosto del 1978, ha guidato la Chiesa cattolica dalla morte di Giovanni XXIII (giugno 1963) portando a compimento il Vaticano II e governando i burrascosi anni postconciliari. Figlio di un giornalista ed esponente del cattolicesimo sociale, Paolo VI ha inaugurato i viaggi internazionali dei Papi e stretto in uno storico abbraccio il capo delle chiese ortodosse, Atenagora. Su Montini, ha ricordato padre Marrazzo, si sono detti «troppi luoghi comuni che non trovano riscontro», una sua «caratteristica» era «l'attenzione ai bisogni delle persone, alle loro esigenze, ai loro drammi», e la sua «fama di santità è cresciuta con il passare degli anni».

«La religione del nostro Concilio è stata principalmente la carità; e nessuno potrà rimproverarlo d’ irreligiosità o di infedeltà al Vangelo per tale orientamento, quando ricordiamo che è Cristo stesso a insegnarci che è l’ amore per i fratelli il carattere distintivo dei suoi discepoli: "La religione pura e immacolata, agli occhi di Dio e del Padre, è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle loro tribolazioni"». Così Paolo VI, nel 1965, concluse il Concilio Vaticano II che papa Giovanni aveva aperto, giusto 50 anni fa, con un altro discorso passato alla storia: «Sempre la Chiesa si è opposta agli errori…, ora tuttavia la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia piuttosto che quella della severità..., vuole mostrarsi madre amorevole di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia e di bontà, anche verso i figli da lei separati…».

Nel 1966, Paolo VI abolì, dopo quattro secoli, e non senza contestazioni da parte dei porporati più conservatori, l'indice dei libri proibiti. A Natale celebrò la Messa in una Firenze ferita dall'alluvione del 4 novembre, definendo il Crocifisso di Cimabue «la vittima più illustre». Nel 1967 annunciò l'istituzione della Giornata mondiale della pace, che si celebrò la prima volta il 1º gennaio 1968. Nel 1978, durante il sequestro di Aldo Moro,  papa Montini implorò personalmente e pubblicamente la liberazione "senza condizioni" dello statista e suo caro amico, rapito dagli "uomini delle Brigate Rosse".

Oltre a quello sulle virtù eroiche di Paolo VI, il Papa ha promulgato oggi i decreti relativi a numerosi santi, tra cui Antonio Primaldo e compagni, oltre 800, uccisi «in odio alla fede» durante l'assedio turco di Otranto nel 1480, 40 nuovi beati, tra cui molti uccisi durante la guerra civile spagnola, e altri 9 venerabili.

Paolo VI con Karol Wojtyla, il futuro Giovanni Paolo II. Foto Ansa. In copertina: Paolo VI con Joseph Ratzinger, il futuro Benedetto XVI
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