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Viggo Mortensen, autista che impara la tolleranza in Green Book, miglior film agli Oscar

Il film si è aggiudicato l'ambita statuetta un po' a sorpresa. Ambientato nel 1962, racconta un’ America razzista e segregazionista. «Ma anche oggi viviamo tempi bui: essere genitori significa assumersi grandi responsabilità»


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Negli anni Sessanta il Negro Motorist Green Book era un vademecum per viaggiatori di colore. Indicava i luoghi in cui potevano soggiornare senza incontrare i bianchi. Sullo sfondo di un’ America razzista nasce Green Book, cronaca di un’ amicizia speciale tra il buttafuori italoamericano Tony Vallelonga (Viggo Mortensen) e il musicista americano Donald Shirley (Mahershala Ali). Il loro è un rapporto che va oltre le apparenze, che affonda le radici nell’ uguaglianza. Abbiamo incontrato Viggo Mortensen alla Festa del cinema di Roma, prima che Green Book si trasformasse in uno dei titoli più attesi per i prossimi Oscar, con ben 5 nomination, fra cui quella che lo candida nella categoria “Miglior attore”. Non solo un interprete di talento, ma un padre, un artista a tutto tondo e, a breve, anche un regista.

Che cosa la spinge a immedesimarsi in un personaggio?

«Una sceneggiatura solida, una vicenda ben congegnata. Nel caso di Green Book è stata l’ umanità di queste persone realmente esistite, lo struggente evolversi delle loro esistenze in un momento particolare della storia degli Stati Uniti: due anni prima del Civil Rights Act, la legge che ha segnato la fine della segregazione razziale nelle scuole. I giovani di oggi dovrebbero rendersi conto di quanto sono fortunati, perché quei periodi bui li hanno studiati solo sui libri».

Come si è preparato a interpretare Tony Vallelonga?

«All’ inizio ero perplesso: non sono italoamericano. Ho passato molte settimane con la famiglia Vallelonga, specialmente con il padre di Tony. L’ unica sua richiesta è stata di aspettare la sua morte per distribuire il film, perché ama la discrezione. Loro vengono dalla Calabria, mi hanno insegnato l’ accento, il modo di gesticolare, mi hanno raccontato le loro avventure. In qualche modo mi hanno accolto».

Nella sua vita lei scrive, recita, suona… Quali sono le difficoltà che un artista così multiforme deve fronteggiare?

«Nessuno può impedirti di pensare, di esprimere te stesso. Forse la poesia è il campo più difficile in assoluto, perché è diventata meno popolare. Fare film è sempre un salto nel vuoto, la competizione è altissima, tutti vorrebbero realizzarne uno. Ormai basta anche solo un cellulare… L’ unica discriminante è la qualità».

Ci sono delle analogie tra il mondo descritto in Green Book e quello di oggi?

«Sospetto, odio: questa è la realtà in cui viviamo. Quasi nessuno vuole conoscere l’ altro, vuole aprirsi a nuove culture. Abbiamo paura del diverso, ovunque. Siamo superficiali, ci fermiamo alla prima impressione, non riusciamo più a comprenderci. Chi vuole mantenere il potere o sfruttare i più deboli trova utile tenere la gente nell’ ignoranza, proprio come succede in Green Book. Un film sul passato per capire il presente. Dovremmo tutti prendere esempio dall’ amicizia tra Tony e Donald, perché incarna un modo di sentirsi liberi, dagli stereotipi, dalle false convinzioni».

Al cinema spesso è stato un padre, ma lo è soprattutto nella realtà.

«Essere genitore significa assumersi delle responsabilità. Ogni giorno è unico, nasconde pericoli, e tu rischi di sbagliare. È inevitabile, siamo imperfetti. Ma dobbiamo sempre ricordarci di chiedere scusa, di perdonare. Bisogna saper parlare, comunicare, per venirsi incontro, specialmente con i figli. Il nostro obiettivo è farli crescere sereni, ma sempre con gli occhi ben aperti su quello che li circonda. Dobbiamo essere dei punti di riferimento, comportarci secondo i valori che vogliamo trasmettere. Sono tempi duri, non solo da un punto di vista politico. Omofobia, xenofobia, misoginia… L’ obiettivo è proteggere i nostri figli dall’ intolleranza. Poi è sempre più complicato trovare un lavoro decente nella nostra società, mentre l’ economia crolla. È tutto molto più difficile di quando ero giovane io. Le preoccupazioni sono tante».

Lei ha provato lavori diversi.

«Ho fatto il camionista, il fioraio… Ho capito che l’ importante è avere buoni maestri, pronti a incoraggiarti, a sostenerti. Sono stato aiutato quando ho iniziato a recitare. Mi ha sempre affascinato raccontare storie, è anche per questo che amo la fotografia. Adesso voglio fare il salto, provare a dirigere un film tutto mio. Sono abbastanza agitato solo all’ idea. È un po’ come gestire un’ enorme famiglia che si è appena formata».

Il trailer del film Green Book, vincitore dell'Oscar

(In alto: gli attori protagonisti di Green Book, Viggo Mortensen e Mahershala Ali, immortalati in un momento della cerimonia degli Oscar. Foto Reuters)

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