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«Via i muri delle nostre complicità; migranti persone, non numeri»

Andare incontro all’ altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo, ha detto Jorge Mario Bergoglio. «Occorre un cambiamento di mentalità: passare dal considerare l’ altro come una minaccia alla nostra comodità allo stimarlo come qualcuno che con la sua esperienza di vita e i suoi valori può apportare molto e contribuire alla ricchezza della nostra società».


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I migranti non sono numeri, ma persone. Come tali vanno pensati. E trattati. Di più: occorre «abbattere il muro di quella complicità comoda e muta che aggrava» la «situazione di abbandono» in cui versano, e porre «su di loro la nostra attenzione, la nostra compassione, la nostra dedizione». È l’ appello lanciato da papa Francesco nel Messaggio inviato ai partecipanti al Colloquio Santa Sede – Messico sulla migrazione internazionale in corso alla Casina Pio IV in Vaticano, promosso dalla Segreteria per i rapporti con gli stati della Segreteria di Stato e dall’ ambasciata del Messico presso la Santa Sede, con la collaborazione della Pontificia accademia delle scienze e della sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. 

«Per far fronte e dare risposta al fenomeno della migrazione attuale, è necessario l’ aiuto di tutta la comunità internazionale – afferma il Papa nel messaggio, letto da monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati -, dal momento che esso ha una dimensione transnazionale, che supera le possibilità e i mezzi di molti Stati. Questa cooperazione internazionale è importante in  tutte le tappe della migrazione, dal Paese di origine fino alla destinazione, come pure nel facilitare il ritorno e il transito»: «In ognuno di questi passaggi, il migrante è vulnerabile: si sente solo e isolato. Prendere coscienza di questo è di capitale importanza se si vuole dare una risposta concreta e degna a questa sfida umanitaria».

Papa Francesco ha ricordato che «nella questione della migrazione non sono in gioco solo numeri, bensì persone, con la loro storia, la loro cultura, i loro sentimenti e le loro aspirazioni. Queste persone, che sono nostri fratelli e sorelle, hanno bisogno di una protezione continua, indipendentemente dal loro status migratorio. I loro diritti fondamentali e la loro dignità devono essere protetti e difesi». Un’ attenzione speciale, sottolinea, «va riservata ai migranti bambini, alle loro famiglie, a quanti sono vittime delle reti del traffico di esseri umani e a quelli che sono sfollati a causa di conflitti, disastri naturali e persecuzioni». Il Papa esorta i partecipanti ad ascoltare il grido dei nostri fratelli, «che ci chiedono di riconoscerli come tali e di dare loro l’ opportunità di vivere in dignità e pace».

Sui migranti «occorre un cambiamento di mentalità: passare dal considerare l’ altro come una minaccia alla nostra comodità allo stimarlo come qualcuno che con la sua esperienza di vita e i suoi valori può apportare molto e contribuire alla ricchezza della nostra società», ha aggiunto papa Francesco. «Nel momento attuale, in cui la Comunità internazionale è impegnata in due processi che condurranno ad adottare due patti globali, uno sui rifugiati e l’ altro sulla migrazione sicura, ordinata e regolare – ha scritto ancora il Papa -, vorrei incoraggiarvi nel vostro compito e nel vostro sforzo affinché la responsabilità della gestione globale e condivisa della migrazione internazionale trovi il suo punto di forza nei valori della giustizia, della solidarietà e della compassione».

A tal fine, ha sottolineato Bergoglio, «occorre un cambiamento di mentalità: passare dal considerare l’ altro come una minaccia alla nostra comodità allo stimarlo come qualcuno che con la sua esperienza di vita e i suoi valori può apportare molto e contribuire alla ricchezza della nostra società. Perciò, l’ atteggiamento fondamentale è quello di ‘andare incontro all’ altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo’ (Omelia nella Messa per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, 14 gennaio 2018)”.

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