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"Vi spiego l'inferno dei talebani"

La storia di Farhad Bitani, fuggito agli attentati degli estremisti afghani: "Violentano donne e bambini, usano strumentalmente l'Islam per il potere".


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Il suo libro, L’ Ultimo lenzuolo bianco, L’ inferno ed il cuore dell’ Afghanistan (Guaraldi), con prefazione di Domenico Quirico, è una sorta di racconto autobiografico. Narra di come Farhad Bitani, figlio di un importante generale dei mujaheddin, uno degli uomini più fidati del presidente Karzai, ha abbandonato la sua vita, è arrivato in Italia ed oggi spenda il suo tempo a raccontare come dalla guerra possa nascere la speranza, come un musulmano possa convivere col fratello cristiano in nome dello stesso Dio.

Chi legge il libro non può fare a meno di vivere quello che Farhad descrive. Le sue orecchie hanno ascoltato le grida imploranti di uomini e donne che chiedevano di essere risparmiati, le urla di dolore di chi attendeva il supplizio. Ha visto le teste dei condannati rotolare, le mani tagliate, le grida della folla invasata che chiedeva al boia di non avere pietà. Niente alcol, musica, televisione, solo violenza, sangue e sofferenza, armi con cui giocare a Kabul.

Farhad era come le migliaia di uomini che assistevano alle lapidazioni delle donne adulterine col senso di esaltazione di chi partecipa a un’ opera di giustizia crudele ma necessaria, capace di onorare le parole di Allah. Un giorno Farhad si sofferma davanti ad una scena che lo fa riflettere su quanto ingiusta fosse quella che in Afghanistan chiamavano giustizia. Due bambine di 8 e 10 anni assistevano inermi e spaventate alla lapidazione della madre accusata di adulterio. Le voci disperate della madre e delle figlie che implorano di non essere separate, il volto odioso del marito e padre che augura l’ inferno alla donna. «Io non avevo mai provato sensi di colpa, quelle crudeltà mi sembravano il giusto prezzo pagato dai peccatori per i loro misfatti. Non ho mai visto nessuno esprimere pietà per le vittime nello stadio: quando un condannato non moriva subito, la gente inveiva perché l’ esecuzione fosse portata a termine. Ma i volti di quelle bambine mi sono rimasti dentro. Le loro grida e quelle della mamma mi risuonano ancora nell’ anima. Quel giorno ho provato davvero disagio, e ad assistere alle lapidazioni non ci sono più andato. Tanto meno a lanciare le pietre. Perché anch’ io, in passato, avevo partecipato alle lapidazioni. Sì, a dodici anni io ho lapidato due donne insieme alla folla».

Dopo varie vicissitudini storiche e personali, nel 2004 il padre di Farhad viene nominato addetto militare presso l'Ambasciata dell'Afghanistan in Italia e nel 2005 la famiglia si stabilisce a Roma. Nel 2006 Farhad è ammesso al 188º corso dall'Accademia militare di Modena; completato il biennio in Accademia si trasferisce a Torino per gli studi superiori presso la Scuola di applicazione e Istituto di studi militari dell'Esercito.

Nel 2011, durante un periodo di licenza in Afghanistan, subisce un attentato da parte di un commando di Talebani. Sopravvissuto miracolosamente all'attacco, inizia una riflessione sulla propria vita che lo conduce a un radicale cambiamento: depone le armi, chiede ed ottiene asilo in Italia. Da allora, piano piano, con piccoli gesti, la vita di Fahad è cambiata, ha iniziato a rileggere la sua esistenza e quello in cui aveva creduto da bambino con occhi diversi, decidendo di  cambiare radicalmente e di portare avanti una missione al servizio della verità e della collaborazione. Dietro di sé ha lasciato il rischio immediato di essere ucciso dai talebani, che lo hanno gravemente ferito in un attentato nell’ aprile 2011, ma anche ricchezza e potere.

Farhad, qual è il tuo passato? Come quasi tutti gli afghani, sia mujaheddin che talebani, tu eri un fondamentalista?

Il mio passato e' quello di un comune bambino afghano, buio perché la mia generazione e' nata in mezzo alla guerra ed ha vissuto come normale la violenza e l'atrocita' quotidiana. Dopo il 1986 l'Afghanistan risultava diviso in circa 24 gruppi armati di mujahidin, schierati uno contro l' altro e tutti finanziati dai potenti internazionali. A quel tempo noi bambini vedevamo solo odio e violenza: a 6 anni il primo giocattolo ricevuto e' stato un kalashnikov che sapevo  montare e smontar già all'età di 9 annil che usavo per difendere casa nostra dagli attacchi degli altri gruppi armati. Ancora oggi il paese e' dilaniato dagli odi . Dal 1979 ad oggi il numero di vittime in Afghanistan si aggira intorno ai 3 milioni. Al tempo dei talebani, quando presero il potere ai mujahidin nel 1996, io avevo circa 10 anni e, come tutti i bambini afghani, ero costretto ad andare nelle scuole coraniche dove insegnavano e facevano memorizzare il corano in una lingua, quella araba, a noi sconosciuta e ci insegnavano l'odio contro gli infedeli! Sono cresciuto in questa realtà, ero un fondamentalista non per scelta ma per ciò che mi hanno fatto sempre credere. Non c'era musica, non c'era tv, non si poteva essere liberi di fare altro rispetto al regime .

Tu ripeti nelle tue interviste che spesso i fanatici “indossano una maschera”. Cosa intendi dire?

Io sono cresciuto tra i potenti fondamentalisti, tutti i familiari dei mujahidin che avevano e hanno ancora adesso in mano il potere politico ed economico. Questi capi, grazie al potere della religione e attraverso la sottomissione delle persone, hanno sempre detenuto il potere ( influenzando anche l'Occidente ) esercitandolo con violenza ed oppressione. Il tutto con la maschera della volontà di Allah. I figli di questi capi erano miei amici, erano persone che usavano violenza, droga, violentavano le donne e tiravano fuori tutti i lati peggiori dell' essere umano. 

Gli uomini devono avere un’ “identità” per salvarsi, dici. Il nulla porta alla perdizione. Laddove il laicismo di stato ha fatto fuori il Dio dei musulmani dalla vita pubblica si genera l’ odio e si scatena il terrorismo. Che significa ?

L’ esperienza della mia vita mi ha insegnato che l'uomo che vive nel nulla non ha valori e può diventare un uomo pericoloso, “un fondamentalista”. I valori umani positivi provengono sempre dalla famiglia di origine o dell'appartenenza ad una società in cui regnino l'eguaglianza e la libertà  Quando l'uomo non trova questi principi, cresce senza identità e si sente diverso, ghettizzato, isolato : da lì il pericolo del terrorismo e degli attentati. Se indaghiamo bene sulle personalità degli attentatori in Europa risaliamo al fatto che sono cresciuti senza identità! L'uomo senza identità è un uomo che non crede ai valori dell'umanità: il crescere senza vere radici e senza appigli culturali e sociali porta ad imporsi sugli altri con la violenza, in nome della religione, dietro lo scudo di un Dio che li protegge .

Qual è la speranza, che si evince leggendo il libro? Cosa spieghi ai ragazzi nelle scuole raccontando la tua vita?

La speranza più grande che voglio portare attraverso questo libro e' che le persone come me, nate e cresciute nella violenza e nel fondamentalismo, che non sono cambiate grazie agli interventi delle potenze internazional, possano approcciarsi a nuove idee di pace  attraverso gli incontri con il “diverso” e attraverso piccolissimi gesti quotidiani! Fino ad adesso ho fatto centinaia di incontri in giro per l'Italia davanti a ragazzi che silenziosamente mi ascoltano e fanno domande. Dopo avere ascoltato la mia storia, dopo i miei racconti, i giovani si rendono conto di quanto siano fortunati ad essere cresciuti nella pace:scoprono pero' una realtà scomoda che per interessi internazionali non viene raccontata e sono desiderosi di collaborare nel cambiamento .Io parlo dell'esperienza della mia vita e di tutto ciò che ho vissuto, parlo di un cambiamento e di una continua lotta personale rispetto a ciò che ero e ciò che rappresentavo. Il mio messaggio di speranza e' questo : riuscire a capire se stessi aprendosi agli altri, al rispetto, alla tolleranza delle vite e dei costumi altrui, in nome di un Dio che in fondo e' per tutti gli uomini lo stesso. Quello che risiede nel cuore .

 

 

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