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La Chiesa brasiliana: giovani, venite a Rio

A meno di un mese dalla Gmg, proseguono le manifestazioni nel Paese sudamericano. Ma la Conferenza episcopale: le proteste non riguardano l'incontro mondiale. E invitano ad ascoltare la voce della strada, schierandosi a fianco delle proteste, purché pacifiche, senza ricorso alla violenza.


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A circa un mese dalla Giornata mondiale della gioventù (23-28 luglio 2013), la protesta dei giovani brasiliani attraversa come un'onda tutto il Brasile, da San Paolo a Rio, da Brasilia a Fortaleza, raggiungendo le zone più remote. Gli "indignati" del colosso sudamericano non hanno intenzione di farsi mettere a tacere, di abbassare la loro voce. Manifestano contro la corruzione, contro la disuguaglianza sociale che il boom economico non ha saputo colmare, contro i problemi lasciati irrisolti da uno sviluppo rapidissimo, guardato con ammirazione dal resto del mondo, ma che all'interno del Paese ha lasciato profonde frustrazioni.

A scendere per le strade sono i figli della classe media cresciuta sotto i Governi di Lula, la generazione del miracolo economico, che ha visto il Brasile emergere con forza e imporsi come potenza mondiale. Una protesta quasi esclusivamente urbana, perché è nelle megalopoli come San Paolo, nelle grandi città che i lavoratori, gli studenti avvertono il peso di un sistema dei trasporti pubblici costoso e deficitario, le carenze della sanità, delle scuole pubbliche, il problema dilagante della sicurezza.   

Una protesta essenzialmente pacifica, anche se non sono mancati fenomeni di vandalismo e assalti da parte di gruppi isolati e scontri violenti tra manifestanti e polizia che hanno causato due morti (uno a Belem, l'altro a Riberao Preto, oltre 300 km da San Paolo).

I giovani di tutto il mondo - compresi settemila italiani - si stanno preparando alla partenza per la Gmg. Le notizie che arrivano dal Brasile sulle proteste hanno generato delle naturali preoccupazioni. Ma nei giorni scorsi monsignor Orani Tempesta, arcivescovo di Rio e responsabile del Comitato organizzatore locale della Gmg, ha voluto tranquillizzare gli animi spiegando che le tensioni non hanno a che fare con l'Incontro mondiale e che le manifestazioni si svolgono in zone ben precise e limitate della città.

La Conferenza episcopale brasiliana, tradizionalmente molto attenta ai problemi sociali e alle istanze della gente comune, ha dichiarato apertamente il suo sostegno e la sua solidarietà alle manifestazioni, purché pacifiche, con una nota ufficiale scaturita dal Consiglio permanente dei vescovi che si è svolto a Brasilia dal 19 al 21 giugno. «Nate in maniera libera e spontanea a partire dalla reti sociali», si legge nella nota, «le mobilitazioni interrogano tutti noie attestano che non è più possibile vivere in un Paese con tanta disuguaglianza. (...) Gridano contro la corruzione, l'impunità e la mancanza di trasparenza nella gestione pubblica. Denunciano la violenza contro la gioventù. Sono, allo stesso tempo, testimonianza del fatto che la soluzione dei problemi del popolo brasiliano sarà possibile solo con la partecipazione di tutti».

Manifestare sì, dunque, in quanto «diritto democratico» che lo Stato deve garantire. Ma sempre in modo pacifico. Nulla, specificano i vescovi, più giustificare «la violenza, la distruzione del patrimonio pubblico e privato, l'offesa e l'aggressione a persone e istituzioni».

Niente paura, insomma, per l'Incontro mondiale dei giovani con il Papa. Come ha dichiarato il cardinale Raymundo Damasceno Assis, presidente della Conferenza episcopale brasiliana, la Gmg è confermata e non subirà cambiamenti di programma. E' possibile che tra i partecipanti ci siano alcune defezioni. Ma, afferma il cardinale, le manifestazioni non saranno un grande motivo per rinunciare a questa esperienza. E garantire l'accoglienza e la sicurezza dei giovani di tutto il mondo sarà compito dello Stato brasiliano.   

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