Valeria Golino: "Il mio film contro la rassegnazione nel Sud"

L'attrice premiata con la Coppa Volpi a Venezia per la sua interpretazione in "Per amor vostro" parla del film, della famiglia, della carriera e del rapporto con il compagno di vita e di lavoro Riccardo Scamarcio.

Pubblicità

Valeria Golino indossa una semplice camicetta e un paio di pantaloni. Mancano due giorni prima della sua seconda vittoria alla Mostra del cinema di Venezia come migliore attrice. Spegne una sigaretta e dice: “Aver vinto a vent’ anni mi è piaciuto molto, poi ho partecipato altre volte e non ho più vinto niente. Non credo che accadrà nemmeno stavolta. Almeno, io non ci penso. Se invece succederà, sarò strafelice, non tanto per me stessa quanto perché sentirò che sono felici le persone che mi amano”. Due giorni dopo, con la Coppa Volpi in mano, tiene fede alle sue parole nominando uno ad uno gli attori e i produttori di “Per amor vostro” di Giuseppe M. Gaudino, iniziando dal suo compagno Riccardo Scamarcio, emozionato quanto lei in platea.

Insieme hanno prodotto questo film nelle sale dal 17 settembre in cui lei interpreta Anna, una donna napoletana che, come dice il titolo, per gli altri ha sempre sacrificato sé stessa, fingendo di non vedere ciò che non va nella sua vita, a iniziare dalle turpi attività del marito. Un’ opera sospesa tra realismo e simbolismo che ha convinto i giurati, ma che potrebbe spiazzare il pubblico. E invece sono state proprio queste caratteristiche a convincere l’ attrice a fare questo film:  “L’ immaginazione barocca della sceneggiatura, la complessità del personaggio di Anna mi hanno incuriosito molto”

E’ il quarto film che gira a Napoli, la sua città. Cosa c’ è stato di diverso?

“Tutto. Perché quella che si vede è la Napoli di Beppe Gaudino, una Napoli “dantesca”, allegorica, non sociologica. Anche se sono molto presenti il folklore e i riti che la caratterizzano. Anna, per esempio, da bambina compie il “volo dell’ angelo”.  Durante la festa della Madonna, vestita di bianco e con le ali, viene legata a una corda scorrevole con cui “vola” dall’ alto della chiesa fino a raggiungere in basso la statua di Maria. Ci vuole molto coraggio”.

Lei è stata una bambina coraggiosa?
"Più che coraggiosa, ero spavalda. Non ero una ribelle, però ero molto curiosa e per questo mi ficcavo sempre nei guai".

Nel film, il figlio di Anna è sordo e lei per comunicare con lui usa il linguaggio dei segni. E’ stato difficile impararlo?
"All’ inizio ho avuto paura, poi si è rivelata un’ esperienza molto stimolante, anche a livello recitativo. Il ragazzo che interpreta mio figlio, Edoardo Crò, è davvero sordo e tra noi si è creato un rapporto di grande dolcezza".

Parla spesso in dialetto nel film. E nella realtà?
"No, tanto che un’ attrice del film, Simona Capozzi, mi ha fatto da insegnante per rinfrescarmi la memoria. Certo, se avessi dovuto imparare il friulano sarebbe stato più difficile. Ma alla fine ce l’ avrei fatta".

E’ vero che parla quattro lingue?
"Quattro e mezzo: italiano, francese, inglese, greco e un po’ di spagnolo. Il greco l’ ha ereditato da sua madre pittrice. Sì, mia madre è greca, ma ora è una pittrice in pensione. Aveva talento, ma poca ambizione".

A differenza di lei?
"Io sono più ambiziosa, ma non come posso sembrare. Molto spesso le cose sono venute a trovarmi, più che essermele cercate io".

E’ comunque molto diversa da Anna, che si considera “una cosa da niente”…
“E’ un’ espressione tipica del Sud, contro cui Anna stessa a un certo punto si ribella. E’ la cultura della rassegnazione: le delusioni, le ingiustizie, le frustrazioni che si subiscono vengono liquidate così: “è ‘na cosa ‘e niente…”.

Nel film il mare è un elemento centrale da un punto di vista simbolico. Per lei cosa rappresenta?
“Ho un rapporto di fratellanza con il mare. Sono nata a Napoli e poi ho vissuto ad Atene quasi tutta la mia infanzia, sempre davanti al mare. Adesso che vivo a Roma soffro un po’ la distanza. Io sono una “Chi tene ‘o mare”, come cantava Pino Daniele”

Ha rimpianti?
"Qualche rimpiantuccio ce l’ ho: su un film che forse avrei dovuto accettare o su qualche altro che non avrei dovuto fare. Sulla casa che avevo negli Stati Uniti e che forse non avrei dovuto vendere…"

Scusi, non può ricomprarsela?
"Adesso no. Ero molto più ricca prima..."

Quando recitava a Hollywood accanto a Tom Cruise, Dustin Hoffman e Sean Penn. In compenso, oggi fa anche la regista e la produttrice con il suo compagno Riccardo Scamarcio. Come si inserisce questa dimensione lavorativa nel vostro rapporto?
"Si inserisce prepotentemente, nel senso che ne siamo molto coinvolti. A volte litighiamo, ma condividere gli stessi progetti, le stesse passioni ci unisce ancora di più”.

A parte per i film da produrre, per cos’ altro litigate?
"Quasi sempre per cose che non ci riguardano come coppia: comportamenti di altre persone o la politica".

Un’ ultima curiosità: prima fumava una sigaretta. Non aveva smesso?
“Sì, mannaggia, non ho fumato per quattro anni. Poi, nove mesi fa ho girato “Il nome del figlio”  su una terrazza, sempre di notte. Fumavano tutti e l’ ho fatto anch’ io pensando che sarebbe finita con quel film. E invece eccomi qua. Ma ora rismetto: io sono molto pigra, ma se mi metto in testa di fare una cosa, la faccio”.        

Valeria Golino con la Coppa Volpi vinta a Venezia
Loading

Pubblicità