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Valeria Fabrizi, la madre superiora di "Che Dio ci aiuti": «Suor Costanza è come me»

«Ho affrontato la prova più dura con il Rosario in mano: prima dell’ operazione sul tumore mi sono addormentata con in mano la coroncina di Medjugorje. Voglio andarvi al più presto, come a Lourdes, cui era legata mia madre. Ringrazio la Madonna e Gesù oltre ai medici se sono fuori pericolo. Per me la Vergine è una mamma affettuosa che ci fa capire che, fidandosi di Dio, alla fine il bene trionfa»


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Valeria Fabrizi, protagonista della fiction Che Dio ci aiuti, alla sua quinta edizione, è la suora più amata dagli italiani. Il suo personaggio, quello della madre superiora suor Costanza, piace per la carica d’ umanità e l’ affettuosa partecipazione ai problemi altrui, senza mai risultare pedante, tanto da conquistare anche i giovani.

«Devo molto a questa mia interpretazione che mi avvicina al pubblico», ci spiega Valeria. «La gente mi circonda d’ affetto, quasi fossi un’ amica di famiglia e io ne sono felice. In suor Costanza ho messo tutta me stessa, nel senso che caratterialmente abbiamo molti punti in comune. Insomma, nei suoi panni sono vera e spero col mio sorriso di trasmettere un messaggio di positività. Alle giovani colleghe raccomando sempre l’ umiltà e la preghiera, per conquistare la serenità interiore, un bene più importante del successo».

Valeria, vedova di uno degli indimenticabili cantanti del quartetto Cetra, Tata Giacobetti, padre della sua unica figlia, Giorgia, alla quale è legatissima, in gioventù rappresentò l’ Italia al concorso di Miss Universo e fu paragonata a Marilyn Monroe per la bellezza. Dopo aver lavorato nel teatro di rivista e nel cinema, in molte commedie brillanti, traumatizzata dalla perdita di un figlio, morto a un mese dalla nascita, Valeria per molto tempo scelse di ritirarsi dalle scene. Per poi tornare alla ribalta, da grande attrice, nel ruolo della ormai mitica suor Costanza.

«Non ho mai rimpianto di aver messo la famiglia al primo posto», dice Valeria. «Tuttavia sono felice di aver ripreso a recitare, un’ attività che amo e che negli ultimi tempi mi ha aiutato psicologicamente. Infatti, nel novembre scorso sono stata operata per un tumore al rene e, se ho superato quel momento difficile, lo devo anche al fatto di aver lavorato fino al giorno prima dell’ intervento, che ho rimandato proprio per terminare la lavorazione della fiction. Ma il grazie più sentito per la mia ripresa, oltre che alla bravura dei medici, lo devo a Gesù e alla Madonna che hanno ascoltato le mie preghiere». Nel ricordare la malattia, vissuta col sostegno della figlia, Valeria coglie l’ occasione per svelarci il suo percorso di fede, nella certezza che solo la spiritualità può aiutarci a superare gli inevitabili problemi della vita.

Valeria, la religione per lei è una scoperta della maturità, o ha radici più antiche?

«Sono andata a scuola dalle suore e ho imparato da mia madre l’ importanza della preghiera. In famiglia la Madonna era, per così dire, di casa, in quanto mamma la venerava e faceva la volontaria a Lourdes. Non ho mai visitato il santuario francese, ma me ne sento attratta e sono già d’ accordo con mia figlia per un prossimo pellegrinaggio cui teniamo entrambe. Certo, ho sempre considerato Maria come una madre affettuosa, rivolgendomi a Lei con tenerezza e totale fiducia. Vado a Messa ogni domenica ma, indipendentemente dalle feste comandate, entro in chiesa di frequente per un attimo di raccoglimento. Recito spesso il Rosario di Gesù Misericordioso, in un dialogo ideale con la Madonna. Anche mio marito era religioso e prima di ogni debutto era solito accendere un cero votivo a Maria. È stato l’ uomo più importante della mia vita e mi ha lasciato un ricordo dolcissimo. In particolare, non posso dimenticare quando, giunto alla fine, trovò la forza di stringere la mano a Giorgia che, in lacrime, gli chiedeva un ultimo segno della sua vicinanza».

C’ è un momento particolare in cui ha sentito più forte il senso del divino?

«Sì e lo devo a Padre Pio. Recitavo in teatro con Macario che, pur essendo ateo, accettò l’ invito di Carlo Campanini, un noto attore devoto al frate, di andare a fargli visita a San Giovanni Rotondo. Io ero con loro e fui testimone della conversione di Macario, che, in ginocchio davanti a Padre Pio, ebbe una folgorazione, diventando poi un fervente cattolico. Ricordo che durante il viaggio di ritorno non fece altro che pregare: era un uomo nuovo grazie a un solo sguardo del frate santo».

Ha pregato la Madonna durante la malattia?

«Sì, non mi sono mai separata da un rosario che mi è era stato portato da Medjugorje. Lo avevo tra le mani prima dell’ anestesia e lo stringevo ancora al mio risveglio grazie alla sensibilità di un’ infermiera che aveva provveduto a metterlo al sicuro per poi restituirmelo. Sono devota alla Madonna di Medjugorje che visiterò appena possibile e La ringrazio per la sua protezione. Ho scoperto di avere un tumore al rene sul set, quando sono stata colpita dai sintomi di quella che credevo una colica renale. Appena ho appreso la gravità della situazione, ovviamente, mi sono sentita angosciata, anche per mia figlia che, di riflesso, viveva il mio stesso dolore. La preghiera ci ha aiutato entrambe, anche a conservare l’ ottimismo in una battaglia così difficile. Ora sto bene e per il futuro mi affido a Gesù e alla Sua Madre Celeste».

Valeria, qual è per lei oggi il senso della vita?

«L’ amore, in tutte le sue forme. Credo che la fede vada testimoniata aiutando il prossimo, cosa che io faccio ogni giorno, con la gioia di donare che per me è una linfa vitale. Questo stile di vita è una conquista di cui ringrazio Gesù e la Madonna. Vedo la presenza delle forze del male che talvolta, in certi orrori quotidiani come, per esempio, la violenza contro le donne e i bambini e le varie forme di razzismo, sembrano avere il sopravvento. Ma io scaccio questa paura con la preghiera, nel contatto ideale con Dio. La Madonna, come una tenera mamma, ci aiuta ad arrivare a Lui, facendoci capire che il bene finisce, comunque, col trionfare. Ed è in questo messaggio che sta, secondo me, il senso della vita».

(foto in alto: Ansa)

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