Vaccini, non facciamoci prendere dalla psicosi

Prima il caso della sentenza contro il vaccino esavalente per un bambino diventato autistico. Poi la notizia del ritiro a scopo cautelativo di due lotti dell'antinfluenzale Fluad prodotto dalla Novartis dopo tredici morti sospette. I primi test sono risultati negativi e il ministero della Salute ha escluso per ora un nesso di causalità tra i decessi e i vaccini. E il virologo Alessandro Zanetti invita a non farsi prendere dal panico, perché i vaccini sono fondamentali e rimangono lo strumento più efficace e sicuro in mano alla sanità pubblica contro le malattie infettive.

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Adesso c'è il pericolo di una vera psicosi generale sui vaccini. Prima la sentenza di primo grado del Tribunale di Milano che ha stabilito che il Ministero della Salute dovrebbe risarcire con un assegno vitalizio bimestrale un bambino affetto da autismo al quale, nel 2006, venne somministrato l’ esavalente, utilizzato nella maggior parte dei Paesi europei in quanto riconosciuto fondamentale per prevenire sei malattie infettive (polio, difterite, tetano, pertosse, epatite B e malattie invasive da Haemophilus influenzae tipo B, una batterio che dà meningite). Poi la notizia che dopo tredici morti sospette (l'ultima a Terni) legate alla somministrazione di dosi dell'antinfluenzale FLUAD, l'Agenzia italiana del farmaco ha disposto il divieto di utilizzo dei due lotti del vaccino della Novartis Vaccines and Diagnostics s.r.l., prodotti in Italia, a Siena, ma non distribuiti nelle farmacia, diffusi solo nelle Asl e negli studi di alcuni medici di base.

Per cui ora siamo quasi nel pieno di una psicosi collettiva, con i virologi che invitano a non fare dell'allarmismo, perché i vaccini sono importanti, il blocco dei due lotti è stata una misura precauzionale, ed è bene che sia il medico di famiglia a consigliare al paziente la somministrazione del vaccino antinfluenzale, senza farsi prendere da isterismi e alimentare pregiudizi infondati e inutili contro la vaccinazione. Perché a parte il vaiolo - che è stato completamente "eradicato", l'espressione che usano i virologi per dire che un virus non esiste più sulla Terra - le più comuni malattie infettive non sono debellati. Sono ancora presenti nelle comunità. Lo spiega Alessandro Zanetti, professore ordinario di Igiene del Dipartimento di Scienze Biomediche per la salute di Milano, ricercatore che sposa in pieno la causa dei vaccini: «Intanto partiamo dall'ultimo caso, quello del ritiro dei due lotti di vaccino anti influenza: occorre capire bene se esiste un nesso di causalità tra questo tipo di antinfluenzale e i tredici decessi sospetti in conseguenza dei quali è stato disposto il ritiro precauzionale. E per ora il ministero della Salute, dopo i primi test, ha escluso che ci sia una correlazione. Perché questo tipo di vaccino è praticato da 15 anni, su oltre 65 milioni di persone, e non si sono mai riscontrati danni. Quindi la vaccinazione deve continuare, soprattutto sugli anziani e su pazienti con patologie croniche che sono particolarmente a rischio di sviluppare complicanze anche gravi».

Continua il professor Zanetti: «E poi, visto che le notizie degli "anti-vacinatori" prendono sempre la prima pagina, va sottolineata e riconfermata l'importanza della vaccinazione: è e rimane lo strumento più efficace e sicuro, in mano alla sanità pubblica, per prevenire, contenere, o addirittura eradicare le malattie infettive. E' imprescindibile in termini di riduzione della mortalità, della morbosità, e delle conseguienze più gravi che ne derivano. Tanto che noi igienisti e virologi diciamo che la potabilizzazione dell'acqua e l'avvento dei vaccini hanno ridotto di molto la mortalità infantile eaumentato l'aspettativa di vita alla nascita. Quando oggi si dice che ormai si vive fino agli 80 anni è dovuto al fatto che è calata di molto la mortalità infantile, proprio grazie ai vaccini».

Questi vaccini sono prodotti da diverse aziende: la GlaxoSmithKline, la Sanofi Pasteur, in Italia la Novartis a Siena. Ma perché si creano i vaccini? «Per rispondere a un'esigenza prettamente epidemiologica», continua il professor Zanetti, «perché c'è una malattia infettiva che produce disabilità, ospedalizzazioni, produce morte, e quindi nasce il "disegno" di un vaccino, che da una parte dev'essere innocuo - perché viene dato a persone sane (i vaccini per definizione sono somministrati a persone sane) - e dall'altra parte dev'essere in grado di fare da scudo verso patologie come il morbillo, la parotite o la rosolia. Oppure malattie come quelle verso le quali è considerato efficace il vaccino esavalente: polio, difterite, tetano, pertosse, malattie invasive da Haemophilus influenzae tipo B, epatite B».

Sono malattie che non si possono assolutamente considerare debellate, anche in un contesto avanzato come quello dei Paesi industralizzati e ormai nel terzo millennio. Spiega ancora il professor Zanetti: «Quest'anno, per esempio, abbiamo avuto una bella epidemia di morbillo in Italia. La vaccinazione non è un farmaco: viene dato a un individuo per proteggerlo da una malattia infettiva, ma la vaccinazione ha come scopo di arrivare alla popolazione. Il vero obiettivo è non solo proteggere i singoli individui, ma la comunità in toto attraverso la copertura. Se noi vacciniamo una certa quota di popolazione, stabilita dalle caratteristiche dell'agente patogeno che noi vogliamo contrastare, dalla sua capacità di diffondersi, se  raggiungiamo la soglia dell'80-90 per cento di copertura (nel caso del morbillo addirittrura il 90-92 per cento), allora si può dire che controlliamo la malattia infettiva. Se invece per qualche ragione non riusciamo a raggiungere quell'obiettivo, la malattia infettiva si ripresenta con degli intervalli più o meno lunghi di tempo ancora sotto forma epidemica.

Purtroppo in Italia ci sono ancora Regioni che non raggiungono la copertura più ampia. Anche perché, nel caso di un vaccino trivalente come quello contro morbillo parotite e rosolia, che non è obbligatorio ma raccomandato (e gratuito),  nonostante siano anni che si vaccina contro queste malattie infettive non abbiamo ancora raggiunto la quota di popolazione tale che consenta di dire che le patologie sono eliminate. «E questo è dovuto», spiega il professore di Igiene del Dipartimento di Scienze Biomediche per la salute di Milano, «al fatto che spesso nel nostro Paese si crea un circuito vizioso per cui se una vaccinazione è obbligatoria la devo fare, se è "solo" raccomandata vuol dire che non è poi così importante. In vece lo è e lo è molto. Pensiamo alla rosolia: se viene contratta in gravidanza il virus può essere teratogeno, quindi dare effetti parecchio dirompenti sul bambino che deve nascere. Poi l'Organizzazione Mondiale della sanità, per quanto riguarda l'area eurepea, ha indicato con chiarezza come obiettivo di arrivare al controllo totale soprattutto del mobillo e della rosolia».

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