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"Una società corrotta puzza"

Immigrazione, disoccupazione, corruzione. Da Scampia il grido di papa Francesco contro chi sfrutta le persone. E l'invito a non perdere la speranza, a non lasciare al male l'ultima parola


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«Una società corrotta puzza». Il Papa lo urla dal palco preparato a Scampia. In uno dei quartieri più poveri di Napoli, con la disoccupazione più alta della città, il Papa aggiunge molti brani a braccio. Spiega, rispondendo a una immigrata filippina, Corazon Dag-usen, che «siamo tutti migranti, migranti verso un'altra Patria. Non c'è una umanità di seconda classe, ma siamo tutti in cammino nella vita. Nessuno ha dimora fissa inq uesta terra, tutti ce ne dobbiamo andare, tutti dobbiamo andare a trovare il Padre». E insiste, alzando la voce: «Dobbiamo far sentire gli immigrati cittadini».

E poi sul lavoro, tema a lui molto caro, ricorda il sistema economico che scarta le persone e che oggi scarta i giovani, toglie la dignità, sfrutta le persone. Ricorda, come già aveva fatto ricevendo in udienza i rappresentanti delle cooperative, che c'è chi è pagato 600 euro per 11 ore di lavoro e senza contributi per la pensione. Un sistema di sfruttamento, di «schiavitù». Papa Francesco dice chiaramente: «Questo non è umano, non è cristiano e se chi fa questo si dice cristiano è un bugiardo, non è vero, non è cristiano».

Il Papa si rivolge a Michele Starita, che ha parlato a nome dei lavoratori e dei disoccupati per dirgli che «ti capisco bene fratello». E per aggiungere, dopo le parole del magistrato Antonio Buonajuto che, «se noi chiudiamo la porta ai migranti,se noi togliamo il lavoro e la dignità alla gente, come si chiama questo? Si chiama corruzione! Si chiama corruzione e tutti noi abbiamo la possibilità di essere corrotti, nessuno di noi può dire: io mai sarò corrotto. No! E’ una tentazione, è uno scivolare, lì, lì, lì, verso gli affari facili, verso la delinquenza, verso i reati, verso lo sfruttamento delle persone. Quanta corruzione c’ è nel mondo. E’ una parola che se noi la studiamo un po’ , è brutta, eh? Perché una cosa corrotta è una cosa sporca, eh! Se noi troviamo lì un animale che è morto e si corrompe, è corrotto, è brutto». Ma una cosa corrotta è come un animale morto, che si corrompe, che "Spuzza", dice in un italo argentino comprensibilissimo. «La corruzione puzza! E la società corrotta puzza! Un cristiano che lascia entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, puzza!La corruzione puzza, una società corrotta puzza, una persona corrotta puzza».

E invita, come aveva già fatto Giovanni Paolo II a non arrendersi mai al male. «Questa è una sfida bella: non lasciare mai che il male abbia l'ultima parola», dice ai napoletani. Ribadendo che «il male ruba un pezzo di speranza. Chi fa il male guadagna qualcosina, ma ruba la speranza a se stesso, a tanta gente laboriosa, alla buona fama della città, all'economia».

All'arrivo era stato accolto dallo striscione
«Non arrendetevi al male, mai!» e dall'altro, accanto al primo, «Quando la felicità non la vedi cercala dentro». Dai ragazzi, che lo hanno abbracciato mentre scattavano i selfie, Dai bambini che gli sono corsi incontro e si sono seduti ai suoi piedi. Il sindaco Luigi De Magistris gli ha consegna le chiavi della città e il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, lo ha incoraggiato a tornare una seconda volta. «Sono stato quasi minacciato se non venivo», aveva scherzato il Papa prima di rispondere alle domande. E prima di invitare tutti a essere buoni cittadini e buoni cristiani. A conservare la gioia, grande risorsa dei napoletani, e a continuare ad avere speranza.

«Napoli è sempre pronta a risorgere», ha detto alla fine, «facendo leva su una speranza forgiata da mille prove». E ha dato la sua benedizione, ripetendo in napoletano «'A Maronna v'accumpagne!», lo slogan che sta accompagnando le sue dieci ore nella città partenopea.

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Papa Francesco circondato dai bambini di Scampia (Reuters).
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