Bologna e il diritto alla preghiera

A Bologna il sindaco Merola vieta una veglia di preghiera contro l'aborto e annuncia un decreto prefettizio per proibire manifestazioni di natura politica nei pressi di "luoghi sensibili" come ospedali, cliniche private, campi rom. La questione finirà in tribunale.

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Ancora una volta con ogni probabilità a Bologna saranno i giudici a decidere su temi “sensibili”. Ieri si trattava delle benedizioni pasquali nelle scuole, oggi della preghiera contro le interruzioni di gravidanza. Nove ore di preghiera per l’ esattezza, una manifestazione di carattere nazionale promossa dal Comitato No 194 il prossimo 13 giugno davanti all’ Ospedale Maggiore di Bologna, uno dei grandi ospedali cittadini.

Bologna è da sempre una città molto elastica riguardo la possibilità di manifestare le proprie idee, ma questa volta proprio il Pd bolognese, il partito del sindaco Virginio Merola, si è rivolto al prefetto per chiedergli di bloccare la veglia di preghiera, considerandola non una manifestazione puramente religiosa, ma politica, «fortemente provocatoria e offensiva per i cittadini». Questo anche perché, in simili circostanze, sarebbero state esposte immagini molto forti, con la conseguente possibilità di provocare problemi di ordine pubblico.

La richiesta del Pd è stata accolta. Proprio il sindaco Merola ha annunciato infatti la firma imminente di un decreto prefettizio che proibirebbe manifestazioni di natura politica nei pressi di "luoghi sensibili" quali ospedali, cliniche private, campi rom. «L'intenzione è questa, l'atto è in fase istruttoria”, confermano in Prefettura».
A questo punto la questione rischia di finire in tribunale perché l’ avvocato Pietro Guerini, presidente del Comitato No 194 - comitato formatosi in occasione del referendum per l’ abrogazione della legge- ha già annunciato che impugnerà il provvedimento e aprirà un procedimento giudiziario.
Per i No 194 con un simile decreto si infrangerebbero ben tre articoli della carta costituzionale: il 17 sul diritto di riunione, il 19 sulla libera professione di fede e il 21, che tutela la libertà d’ espressione
La soluzione potrebbe essere quella di spostare la veglia di preghiera in un altro luogo, defilato rispetto all’ ospedale, ma nessuno sembra disposto a cedere. D’ altra parte, qualunque sarà il luogo scelto, le contestazioni non mancheranno.

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