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Un Dio che entra nella nostra vita

Papa Benedetto XVI al concerto al Teatro alla Scala: "Noi cerchiamo un Dio che non troneggia a distanza ma entra nella nostra vita e nella nostra sofferenza".


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Da una parte l’ Inno alla gioia e dall’ altra la sofferenza sotto gli occhi di tutti – sugli schermi televisivi- delle vittime di chi è stato colpito tragicamente dal terremoto – e quella, nascosta e sconosciuta ai più da quanti sono nella solitudine e nel dolore per i motivi più diversi, dalla malattia alla povertà a tutte le altre sofferenze delle vita. Solo il Papa poteva riuscire a dire parole che aiutano a non sentirsi spezzati dentro quando si è “paralizzati dal dolore per così tanta e incomprensibile distruzione che è costata vite umane” come lui stesso ha descritto il sentimento di tutti ieri sera nel discorso pronunciato al Teatro della Scala.

Ha detto Benedetto XVI: “Noi cerchiamo un Dio che non troneggia a distanza, ma entra nella nostra vita e nella nostra sofferenza”, parole che non possono non far vibrare il cuore di tutti, di chi crede e di chi cerca ancora. “Non abbiamo bisogno di un discorso irreale di un Dio lontano e di una fratellanza non impegnativa. Siamo in cerca del Dio vicino. Cerchiamo una fraternità che, in mezzo alle sofferenze, sostiene l’ altro e così aiuta ad andare avanti”.

Una fraternità, che, come è stato ripetutamente affermato in tutti gli incontri del Family 2012 si sperimenta prima di tutto in famiglia perché, come ci ha ricordato Papa Benedetto XVI ieri sera, “è in famiglia che si sperimenta per la prima volta come la persona umana non sia creata per vivere chiusa in se stessa, ma in relazione con gli altri; è in famiglia che si comprende come la realizzazione di sé non sta nel mettersi al centro, guidati dall’ egoismo, ma nel donarsi; è in famiglia che si inizia ad accendere nel cuore la luce della pace perché illumini questo nostro mondo”.

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