2014, un anno ”nero” per la famiglia

È sempre più difficile in Italia schivare i colpi della politica e della società: nessuno riconosce più il ruolo della famiglia e il valore della vita

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Il 2014 non è stato benevolo per le famiglie: l’ economia, la politica, persino la meteorologia non le hanno certo aiutate. Molte famiglie nel nostro Paese sono arrivate a fine 2014 col fiato corto, con una sensazione di fatica e di difficoltà. Sono ben poche quelle che possono guardarsi indietro e dire con soddisfazione: «Quest’ anno è andata proprio bene!».
Del resto si sa, fare famiglia è un’ impresa, e come ogni impresa esige coraggio e prudenza, disponibilità al rischio ma anche previsione delle difficoltà, creatività e stabilità.

La crisi ha continuato a picchiare duro, ed è ancora cresciuto il numero di persone e famiglie povere. Purtroppo nel nostro Paese più che altrove il rischio di povertà aumenta con il numero di figli, soprattutto a causa di un sistema fiscale che non genera equità per i nuclei familiari, ma colpisce i più deboli. Il lavoro che non c’ è, in particolare per i giovani, costituisce un altro dramma familiare, e i genitori adulti, oltre alla quotidiana preoccupazione per il proprio lavoro, sempre più incerto, aggiungono anche il lacerante pensiero per il futuro dei figli, che restano in casa per troppi anni.
Giovani in difficoltà, penalizzati, che quindi non riescono nemmeno ad avere figli: gli ultimi dati dicono di una natalità ormai ai minimi storici, solo in parte compensata dalla maggiore fertilità delle famiglie straniere.
Un Paese che invecchia e sempre più giovani che anziché lavorare e formare nuove famiglie qui, vanno all’ estero. Non è la fuga dei cervelli, è la fuga della speranza e del futuro!

Se l’ economia non ha aiutato la famiglia, neanche la politica ha fatto il suo dovere.
Anzi, l’ agenda del 2014 è ricca di passaggi in cui le scelte politiche hanno di fatto calpestato l’ idea che la famiglia sia un valore sociale, da promuovere e custodire.
Sembra piuttosto in azione un consapevole progetto di smantellamento del “valore famiglia”, a favore di una liquidità di scelte di vita individuali, dove i legami solidi, del matrimonio, della responsabilità genitoriale, del patto tra le generazioni sono i veri nemici del progresso.
Si può parlare di un crescente processo di totale messa in discussione dell’ identità stessa della persona, del matrimonio e della famiglia, nella politica, nelle amministrazioni locali, nei tribunali e nel sistema giuridico. Ad esempio con la radicale banalizzazione e privatizzazione del legame matrimoniale, approvando una legge secondo cui il matrimonio può essere sciolto con un puro accordo privato tra le parti, solo comunicandolo in Comune.

Oppure si può ricordare la drammatica liberalizzazione dei metodi di fecondazione artificiale eterologa, che rischia di interrompere radicalmente il legame tra generatività e relazione tra uomo e donna, con le possibili derive dell’ utero in affitto, della scelta del figlio sul “catalogo dei donatori”, dell’ eliminazione dei “prodotti difettosi”.
Un altro attacco alla famiglia è il paradossale rovesciamento dei diritti che avviene quando viene preteso un nuovo presunto “diritto alla genitorialità”, che di fatto asservisce il figlio ai desideri di un’ altra persona, che pretende di diventare genitore, che vuole “avere un figlio”, quasi fosse un bene di cui disporre, su cui accampare un diritto, anziché pensare al figlio come un dono da accogliere e di cui porsi a servizio.
Diceva papa Francesco, nel suo messaggio alla Settimana sociale di Torino, nell’ autunno 2013: «La famiglia così intesa [prima società naturale, come recepito anche nella Costituzione della Repubblica Italiana], rimane il primo e principale soggetto costruttore della società e di un’ economia a misura d’ uomo, e come tale merita di essere fattivamente sostenuta».
Ma le famiglie italiane stanno ancora aspettando questo sostegno, e il 2014 è intanto volato via. E intanto vivono, amano, soffrono, risparmiano, lottano, cercano lavoro, per proteggere i propri cari e per costruire il futuro del Paese. Ma fino a quando resisteranno?

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