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"Il Regno di Dio non si instaura con la violenza"

Papa Francesco continua la catechesi sul Padre Nostro e ricorda che, nonostante la venuta di Gesù, il mondo è ancora segnato dal peccato, dalla sofferenza, da persone che non perdonano, dallo sfruttamento, in particolare da quello dei bambini. Fatti che provano che «la vittoria di Cristo non si è ancora completamente attuata: tanti uomini e donne vivono ancora con il cuore chiuso», ma Dio non agisce con la nostra logica, non estirpa l'erba cattiva con la violenza.


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Papa Francesco, nella prima udienza del mese di marzo riprende la catechesi sul Padre nostro. In una piazza San Pietro finalmente riscaldata dal sole, ricorda la seconda espressione della preghiera insegnata da Gesù: «venga il tuo Regno». Il Papa ricorda che con questa espressione «il desiderio che si affretti la venuta del suo Regno. Questo desiderio è sgorgato, per così dire, dal cuore stesso di Cristo, che iniziò la sua predicazione in Galilea proclamando: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”». Le parole di Gesù, sottolinea Francesco, non sono una minaccia, «Gesù non vuole spingere la gente a convertirsi seminando la paura del giudizio incombente di Dio o il senso di colpa per il male commesso. Gesù non fa proselitismo, annuncia, semplicemente». Per questo il suo è un annuncio di gioia, l’ annuncio che «Dio ci ama, ci è vicino, ci aiuta d andare sulla strada della santità». E i segni di questo Regno che si avvicina «sono molteplici, e tutti positivi. Gesù inizia il suo ministero prendendosi cura degli ammalati, sia nel corpo che nello spirito, di coloro che vivevano una esclusione sociale – come i lebbrosi –, dei peccatori guardati con disprezzo da tutti, anche da coloro che erano più peccatori di loro, ma facevano finta di essere giusti e Gesù questi li chiama ipocriti. Gesù stesso indica questi segni: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”».

Bergoglio ricorda che, nonostante la venuta di Gesù, il mondo è ancora segnato dal peccato, dalla sofferenza, da persone che non perdonano, dallo sfruttamento, in particolare da quello dei bambini. Fatti che provano che «la vittoria di Cristo non si è ancora completamente attuata: tanti uomini e donne vivono ancora con il cuore chiuso». Ma è proprio in queste situazioni che il cristiano si apre alla invocazione: «Venga il tuo Regno». Perché questo equivale a dire «Padre, abbiamo bisogno di Te, Gesù; abbiamo bisogno che ovunque e per sempre Tu sia Signore in mezzo a noi! Venga il tuo Regno. Sii tu in mezzo a noi». E quando ci domandiamo il perché di tanta sofferenza, il perché il Regno si realizzi così lentamente, papa Francesco invita a ricordare le parabole di Gesù quando dice «che il Regno di Dio è simile a un campo dove crescono insieme il buon grano e la zizzania: il peggior errore sarebbe di voler intervenire subito estirpando dal mondo quelle che ci sembrano erbe infestanti. Dio non è come noi, Dio ha pazienza. Non è con la violenza che si instaura il Regno nel mondo: il suo stile di propagazione è la mitezza».

Il regno di Dio ha una grande forza, «ma non secondo i criteri del mondo; per questo sembra non avere mai la maggioranza assoluta. È come il lievito che si impasta nella farina: apparentemente scompare, eppure è proprio esso che fa fermentare la massa. Oppure è come un granello di senape, così piccolo, quasi invisibile, che però porta in sé la dirompente forza della natura, e una volta cresciuto diventa il più grande di tutti gli alberi dell’ orto». Anche Gesù, per i suoi contemporanei, è stato «un segno esile, un evento pressoché sconosciuto agli storici ufficiali del tempo. Un “chicco di grano” si è definito Lui stesso, che muore nella terra ma solo così può portare “molto frutto”».

Il simbolo del seme, seminato, quasi sepolto, nella terra, che germoglia sia che il contadino «dorma o vegli, di notte o di giorno», ricorda che «un seme che germoglia è più opera di Dio che dell’ uomo che l’ ha seminato. Dio ci precede sempre, Dio sorprende sempre. Grazie a Lui dopo la notte del Venerdì santo c’ è un’ alba di Risurrezione capace di illuminare di speranza il mondo intero».

E Bergoglio invita a seminare la parola «Venga il tuo Regno» in «mezzo ai nostri peccati e ai nostri fallimenti. Regaliamola alle persone sconfitte e piegate dalla vita, a chi ha assaporato più odio che amore, a chi ha vissuto giorni inutili senza mai capire il perché. Doniamola a coloro che hanno lottato per la giustizia, a tutti i martiri della storia, a chi ha concluso di aver combattuto per niente e che in questo mondo domina sempre il male. Sentiremo allora la preghiera del “Padre nostro” rispondere. Ripeterà per l’ ennesima volta quelle parole di speranza, le stesse che lo Spirito ha posto a sigillo di tutte le Sacre Scritture: «“Sì, vengo presto!”». Questa è la risposta del Signore, dobbiamo «avere fiducia in questo e, quando preghiamo il Signore preghiamo con questo “Venga il tuo Regno” per sentir nel cuore il Signore dire: “Vengo e vengo presto”».

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