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«Il cristiano è missionario di speranza, non profeta di sventura»

«Quando il cielo è tutto nuvoloso, è una benedizione chi sa parlare del sole: nessun male è infinito, nessuna notte è senza termine, nessun uomo è definitivamente sbagliato, nessun odio è invincibile dall’ amore», ha detto papa Francesco.


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L'esordio non poteva ignorare il calendario. E così è stato.  «San Francesco d’ Assisi è stato un grande missionario di speranza», ha detto il Papa  cominciando oggi la consueta udienza del mercoledì in piazza San Pietro davanti a 15 mila persone. «Il cristiano non è un profeta di sventura», ha precisato Jorge Mario Bergoglio. Ripetendo il concetto subito dopo: «Capito? Noi non siamo profeti di sventura. L’ essenza dell'annuncio è l’ opposto della sventura; è Gesù, morto per amore e che Dio ha risuscitato al mattino di Pasqua. E questo è il nucleo della fede cristiana. Se i Vangeli si fermassero alla sepoltura di Gesù, la storia di questo profeta andrebbe ad aggiungersi alle tante biografie di personaggi eroici che hanno speso la vita per un ideale. Il Vangelo sarebbe allora un libro edificante, anche consolatorio, ma non sarebbe un annuncio di speranza.

«Ma i Vangeli non si chiudono col Venerdì santo, vanno oltre», ha proseguito il Papa, «ed è proprio questo frammento ulteriore a trasformare le nostre vite. I discepoli di Gesù erano abbattuti in quel sabato dopo la sua crocifissione: quella pietra rotolata sulla porta del sepolcro aveva chiuso anche i tre anni entusiasmanti vissuti da loro col Maestro di Nazareth. Sembrava che tutto fosse finito, e alcuni, delusi e impauriti, stavano già lasciando Gerusalemme. Ma Gesù risorge! Questo fatto inaspettato rovescia e sovverte la mente e il cuore dei discepoli. Perché Gesù non risorge solo per sé stesso, come se la sua rinascita fosse una prerogativa di cui essere geloso: se ascende verso il Padre è perché vuole che la sua risurrezione sia partecipata ad ogni essere umano, e trascini in alto ogni creatura. E nel giorno di Pentecoste i discepoli sono trasformati dal soffio dello Spirito Santo. Non avranno solamente una bella notizia da portare a tutti, ma saranno loro stessi diversi da prima, come rinati a vita nuova». «La risurrezione di Gesù ci trasforma con la forza dello Spirito Santo: Gesù e vivo tra noi, è vivente, e ha quella forza di trasformarsi», ha aggiunto Francesco a braccio.

I credenti «sono persone con un pezzo di cielo in più sopra la testa»

«Com’ è bello pensare che si è annunciatori della risurrezione di Gesù non solamente a parole, ma con i fatti e con la testimonianza della vita», ha detto ancora il Papa. «Gesù non vuole discepoli capaci solo di ripetere formule imparate a memoria. Vuole testimoni: persone che propagano speranza con il loro modo di accogliere, di sorridere, di amare. Soprattutto di amare: perché la forza della risurrezione rende i cristiani capaci di amare anche quando l’ amore pare aver smarrito le sue ragioni. C’ è un “di più” che abita l’ esistenza cristiana, e che non si spiega semplicemente con la forza d’ animo o un maggiore ottimismo. La fede, la speranza nostra non è solo un ottimismo; è qualche altra cosa, di più! È come se i credenti fossero persone con un “pezzo di cielo” in più sopra la testa. È bello questo: noi siamo persone con un pezzo di cielo in più sopra la testa, accompagnati da una presenza che qualcuno non riesce nemmeno ad intuire».

«Così il compito dei cristiani in questo mondo è quello di aprire spazi di salvezza, come cellule di rigenerazione capaci di restituire linfa a ciò che sembrava perduto per sempre», ha edsortato il Papa. «Quando il cielo è tutto nuvoloso, è una benedizione chi sa parlare del sole. Ecco, il vero cristiano è così: non lamentoso e arrabbiato, ma convinto, per la forza della risurrezione, che nessun male è infinito, nessuna notte è senza termine, nessun uomo è definitivamente sbagliato, nessun odio è invincibile dall’ amore.

 

LA SPERANZA SPESSO COSTA CARA: IL TRIBUTO AI MARTIRI DEL MEDIO ORIENTE

«Certo, qualche volta i discepoli pagheranno a caro prezzo questa speranza donata loro da Gesù», ha concluso Bergoglio. «Pensiamo a tanti cristiani che non hanno abbandonato il loro popolo, quando è venuto il tempo della persecuzione. Sono rimasti lì, dove si era incerti anche del domani, dove non si potevano fare progetti di nessun tipo, sono rimasti sperando in Dio. E pensiamo ai nostri fratelli, alle nostre sorelle del Medio Oriente che danno testimonianza di speranza e anche offrono la vita per questa testimonianza. Questi sono veri cristiani! Questi portano il cielo nel cuore, guardano oltre, sempre oltre. Chi ha avuto la grazia di abbracciare la risurrezione di Gesù può ancora sperare nell’ insperato. I martiri di ogni tempo, con la loro fedeltà a Cristo, raccontano che l’ ingiustizia non è l’ ultima parola nella vita. In Cristo risorto possiamo continuare a sperare». 

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