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Tutti contro Morandi perché compra il latte di domenica

Il cantante per aver postato una foto mentre fa la spesa è stato ricoperto di insulti, eppure ha risposto con garbo. Perché tanto astio non è stato rivolto ai politici che da mesi fanno ammuffire in Parlamento la legge sulla regolamentazione dei negozi nei giorni festivi?


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I "webeti", cioè le persone che usano i social per versare bile contro gli altri, specie se vip, secondo il fortunato neologismo coniato da Enrico Mentana, hanno colpito ancora e questa volta a farne le spese è stato Gianni Morandi. La sua colpa? Avere postato su Facebook una foto che lo ritraeva con la borsa della spesa in mano e il commento: "Buona domenica, ho accompagnato Anna (la moglie, ndr.)al supermercato". Lui è fatto così: a differenza di tanti altri colleghi, gli piace condividere la sua vita privata con il pubblico che per questo lo apprezza tantissimo: la sua pagina Facebook è seguita da oltre 2 milioni e 300 mila fan.

Ma questa volta, invece, è stato ricoperto da una valanga di insulti, da "vergognati" a "meriti un castigo". Il cantante non ha smentito la sua gentilezza. Ha risposto a tutti i commenti, anche ai più pesanti, con civiltà, confessando "non pensavo di mandare un messaggio così negativo" e promettendo alla fine di fare la spesa "solo nei giorni feriali".

Ora, la battaglia contro la liberalizzazione selvaggia degli esercizi commerciali è sacrosanta e noi l'abbiamo sostenuta con articoli e inchieste, a partire dalla campagna "Libera la domenica", lanciata dalla Cei e dalla Confesercenti e appoggiata dai sindacati,  che era riuscita a raccogliere  le 150 mila firme necessarie per presentare in Parlamento una proposta di legge. Legge che è poi approdata in Parlamento, è stata approvata alla Camera a larghissima maggioranza (283 sì, nessun no, 15 astenuti), ma da mesi giace in Senato. Il testo prevede l'obbligo di chiusura in 12 giornate festive e religiose (Capodanno, Epifania, 25 aprile, Pasqua, Pasquetta, 1 maggio, 2 giugno, Ferragosto, Ognissanti, Immacolata, Natale e Santo Stefano). Sarà però possibile per i negozianti di derogare dall'obbligo di chiusura, fino a un massimo di sei giorni, individuati liberamente tra i 12 indicati dal testo, previa comunicazione al Comune. Una regolamentazione minima, secondo la Confcommercio contro una liberalizzazione che è stata un vantaggio per i centri commerciali ma un disastro per i piccoli negozi.

Ecco ancora una volta il problema dei "webeti": dato che i loro unici canali di informazione sono i social,  credono alle bufale che circolano in giro (nei giorni del terremoto in Centro Italia ne abbiamo lette di tutti i colori) e sono sempre pronti a infilzare il vip di turno, spesso sbagliando bersaglio come in questo caso: anziché prendersela con Morandi, perché non hanno sfogato la loro indignazione contro i politici che da mesi fanno ammuffire una legge che loro stessi hanno approvato a larghissima maggioranza? Perché per farlo occorre informarsi, mentre per insultare qualcuno basta accodarsi al "webete" che ti ha preceduto.

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