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Amnesty International: in Turchia diritti umani a rischio

La preoccupazione dell'associazione che sta monitorando la situazione dopo che il governo di Ankara ha dichiarato lo stato di emergenza per tre mesi e sospeso la Convenzione europea sui diritti umani


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(foto Ansa)

"La Turchia sospenderà la Convenzione europea sui diritti umani". L'annuncio, dato dal vicepremier e portavoce del Governo Numan Kurtulmus, arriva il giorno dopo la decisione del presidente Erdogan di estendere lo stato di emergenza per tre mesi. Dopo il tentato colpo di Stato, è molto elevato il rischio che la linea dura adottata dal presidente Erdogan porti le autorità turche a calpestare i diritti umani. Fra le associazioni che stanno seguendo la situazione turca, Amnesty International è in prima fila nel monitorare i fatti, tenere sotto controllo la loro evoluzione e denunciare gli abusi.

«La preoccupazione di Amnesty è che il Governo di Ankara usi lo stato di emergenza come pretesto per fare un passo indietro sui diritti umani», spiega Lama Fakih, libanese, senior crisis advisor dell'associazione, in questo momento in Turchia per seguire sul posto la situazione. «Noi stiamo facendo pressione sul Governo affinché rispetti sia le leggi interne, nazionali, che le norme e gli obblighi internazionali. E perché difenda i diritti umani anche in questo periodo di emergenza».

Durante i momenti di crisi e di emergenza, sottolinea la Fakih, i diritti umani non devono e non possono mai essere sospesi, questo include il rifiuto del ricorso alla tortura e la difesa del diritto a un giusto processo. «Anche nella situazione attuale, il Governo deve assicurare che nelle prigioni nessun detenuto venga sottoposto a forme di tortura o di maltrattamento. Amnesty ha ricevuto rapporti e notizie di individui che sono stati maltrattati durante la loro detenzione, in modo particolare nel quartier generale della polizia di Ankara. Varie immagini, diffuse attraverso i social media, mostrano persone ferite, che hanno subìto vessazioni fisiche».

C'è poi il problema della censura sulla stampa, le restrizioni alla libertà di espressione. «Molti siti sono stati bloccati dal Governo turco», aggiunge la Fakih. «Nel Paese l'atmosfera è tesa, la situazione è molto difficile, la gente ha paura di parlare, di esprimersi, di raccontare. Gli avvenimenti del tentato golpe stesso sono stati drammatici, violenti. Ma sfortunatamente il Governo ha risposto a questa azione criminale non provvedendo a investigare in modo mirato e poi punire i soggetti responsabili di questo atto, bensì attuando una reazione molto più vasta, sproporzionata, con il rischio di arrestare e punire persone che non si sono rese colpevoli di niente». 

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