Torino, i dieci anni della Piazza dei Mestieri

Si concludono domani con un'esibizione dei "cibi di strada" i festeggiamenti per i dieci anni di un modello educativo che ha consentito a 1.500 ragazzi, molti dei quali fin lì segnati dall'abbandono scolastico, di affacciarsi con successo alla vita e al lavoro. Nelle botteghe che si affacciano sulla corte sono stati venduti 370 kg di cioccolato, il birrificio ha spillato 1.250 litri di birra e il ristorante ha servito 1.050 pasti. L'esperienza approda in altre città italiane. A Catania, ad esempio...

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Oltre 4500 persone hanno partecipato agli eventi organizzati per festeggiare i dieci anni di attività. Sette giorni per una media di 3 incontri quotidiani. Nelle botteghe che si affacciano sulla corte sono stati venduti 370 kg di cioccolato, il Birrificio ha spillato 1250 litri di birra, il ristorante ha servito 1050 pasti. E da Piazza dei Mestieri, a Torino, sono passati 62 relatori: imprenditori, ministri, istituzioni pubbliche, aziende e rappresentanti delle opere di carità torinesi. Sul palco si sono esibiti 12 artisti, mentre 3 chef hanno dato prova della loro creatività in cucina.

Stiamo parlando dei dieci anni di vita della "Piazza dei mestieri", un’ esperienza di sistema educativo che ha coinvolto oltre 3000 ragazzi attraverso un percorso formativo e professionale, molti dei quali fin lì segnati da difficoltà scolastiche o dall'abbandono dei banchi di scuola, e che ha consentito loro di affacciarsi con successo alla vita e al lavoro. L’ esperienza affianca al percorso educativo la creazione di vere e proprie botteghe, che vendono i loro prodotti e servizi sul mercato, in cui i giovani possono misurarsi concretamente con il lavoro già durante gli anni di studio. Un’ esperienza cha ha costruito reti solide con tutte le realtà del privato sociale e con il sistema imprenditoriale, dando vita, al contempo, a forme innovative di collaborazione tra pubblico e privato e divenendo punto di aggregazione per Torino. E la "Piazza dei mestieri" da Torino si apre al mondo: è anche a Catania, è gemellata con una realtà di Belo Horizonte, e i responsabili stanno lavorando per nuove aperture in altre città dal Sud, all’ Europa, al Sudamerica.

Il gran finale di tutte le iniziative per festeffiare questi "primi" dieci anni è sabato 4 ottobre, dalle 10.30 alle 14.30,con uno show cooking dei cibi di strada: con tanti banchetti che offriranno in degustazione alcune specialità tratte dal libro “Street food all’ italiana”: pizza e mortazza, sfincione, bombetta, arancine, baccalà fritto, cannoli siciliani e, a chiudere, brioche con il gelato. Appuntamento nel cortile di Piazza dei Mestieri, per il decennale della welfare community che ha formato 1500 adolescenti, con lo chef del ristorante La Piazza, Maurizio Camilli e i ragazzi della scuola. Un evento che porta alla ribalta, invece dei piatti “televisivi” dei talent show, la semplicità e la immediatezza di sapori che hanno fatto la storia d’ Italia, con la passione e la competenza dei ragazzi della panetteria e delle cucine di Piazza dei Mestieri. Il tutto accompagnato dalla birra per i dieci anni della scuola: “Anniversary”, la classica bevanda del cibo di strada.

Questi dieci anni sono la prova concreta del lavoro svolto: 1.500 giovani diplomati sono diventati cuochi, barman, pasticceri, cioccolatieri, grafici, acconciatori, meccanici. Perché Piazza dei Mestieri non è soltanto una scuola di formazione gratuita, ma un’ impresa sociale nata dalla collaborazione tra pubblico e privato, che grazie alla passione degli oltre 200 educatori che vi insegnano, porta avanti il suo progetto fondato sul principio di accoglienza-formazione-lavoro. Un modello educativo che vuole e può includere tutti e punta sugli antichi mestieri per formare cittadini attivi nella società di domani. «Perché i giovani», come spiega Dario Odifreddi, presidente di Piazza dei Mestieri, «non sono bamboccioni, ma ragazzi pronti a partire nella battaglia della vita. Bisogna però saperli sfidare e soprattutto stare al loro fianco. Anche loro, come noi tutti, hanno bisogno, di conoscere la bellezza, di commuoversi nel vedere che lo studio e il lavoro delle loro mani trasforma la realtà e crea cose concrete e utili».

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