Tanzania: la scuola si autofinanzia

Una scuola professionale dove gli allievi siedono sui banchi fabbricati da loro: imparano a costruire prodotti che vengono messi sul mercato per finanziare la scuola.

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A Njombe, nel cuore della Tanzania, quest’ anno ha aperto una scuola professionale come nessun’ altra. Gli allievi, ragazzi dai 15 anni in su, imparano le tecniche agricole, il mestiere di falegname, elettricista, cuoco, e altre attività artigianali. Però i laboratori della scuola non sono una simulazione d’ impresa, sono imprese per davvero: i prodotti che fabbricano sono venduti sul mercato locale e servono a finanziare i costi di gestione. Mobili, prodotti agricoli, servizi di ristorazione, artigianato. Così la scuola diventa accessibile anche ai ragazzi più poveri (la retta è 10 dollari al mese), e imparare diventa più facile e più motivante, perché una volta diplomati sarà più facile trovare lavoro, o aprire un’ attività in proprio.



L’ idea è di ACRA, ong sostenuta da oltre 500 volontari in Italia, in Africa e in America Latina. Impegnata da sempre nell’ aiuto allo sviluppo rurale, ACRA ha progettato la scuola professionale di Njombe insieme ad altre quattro non profit: l’ associazione di volontariato Nessuno Escluso, la coop sociale Libra che ha costruito l’ edificio scolastico, la Diocesi locale e un’ organizzazione tanzaniana, la African Ways Ltd. Anche i computer delle aule vengono da una non profit, il Banco Informatico, che ha fornito le macchine ricondizionate, donate da aziende e banche italiane.

La scuola stessa si configura come un’ impresa sociale, senza distribuzione di utili, ma in grado di autofinanziarsi entro il quinto anno di attività, secondo il “business plan”. Questo modello organizzativo ha preso ad esempio la Fundacion Paraguaya, che nel Paese sudamericano ha aperto scuole di successo per combattere la povertà e promuovere la nascita di nuove imprese. In Tanzania, il governo ha investito molto nell’ istruzione negli ultimi anni, ma la qualità dell’ offerta formativa è ancora insufficiente. Spesso, infatti, le scuole non riescono a dare ai giovani una formazione spendibile sul mercato del lavoro, ad esempio l’ inglese e l’ informatica e a promuovere quello spirito imprenditoriale che sta alla base dello sviluppo economico.

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