Suor Bonetti: «Più delle multe, serve educare»

Un progetto di legge francese propone di punire i clienti delle prostitute con multe fino a 1500 euro che possono raddoppiare in caso di recidiva. Ne parliamo con Suor Eugenia Bonetti, responsabile dal 2000 dell’ Ufficio Tratta donne e minori dell’ Unione superiori maggiori italiane.


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Un progetto di legge francese propone di punire i clienti delle prostitute con multe fino a 1500 euro che possono raddoppiare in caso di recidiva. Ne parliamo con Suor Eugenia Bonetti,missionaria della Consolata, che dopo 24 anni in Kenya, al ritorno ha lavorato in un Centro d’ ascolto e accoglienza della Caritas di Torino, con donne immigrate, molte delle quali nigeriane, vittime di traffico di esseri umani per lo sfruttamento sessuale. Dal 2000 è responsabile dell’ Ufficio “Tratta donne e minori” dell’ Unione superiori maggiori italiane (Usmi) e presidente dell’ associazione Slaves no More.

Cosa ne pensa di questa proposta?

«Il progetto di legge francese rispecchia quanto si sta già facendo in Paesi come la Svezia e la Norvegia dove si è scelto di punire la domanda e non l’ offerta. Non credo che quello delle multe sia il modo migliore per contrastare il fenomeno. Tuttavia, può contribuire a creare una mentalità rispettosa del valore e della dignita' della persona. Occorrerebbe invece fare maggior informazione e formazione. Aiutare soprattutto i nostri giovani, maschi e femmine, a capire il valore del proprio corpo, della relazione, del rispetto e della dignità della persona. Non tutto può essere mercificato e usato a piacimento, tanto meno il proprio o l'altrui corpo».

Molte ragazze, prostitute, in Francia stanno protestando.

«Non capisco sino in fondo il senso di questa protesta e non posso condividerla. Mi fa tristezza pensare che una donna possa scegliere di vendere il proprio corpo come se fosse una merce qualsiasi. Mi chiedo se questa scelta non sia la conseguenza di una mancanza di scelte o di possibilità: per esempio, di un lavoro soddisfacente, di relazioni significative, di una vita più dignitosa».

A chi vorrebbe punire le prostitute cosa risponde? Che tipo di vissuto hanno queste donne?

«Innanzitutto, bisogna distinguere. Molte delle ragazze e delle donne che vediamo sulle strade o nei locali non sono prostitute, ma prostituite. Ovvero sono costrette a vendere se stesse da sfruttatori senza scrupoli che le hanno trafficate dai loro Paesi di origine e le costringono a prostituirsi. In Italia, l’ 80 per cento delle donne che chiamiamo “prostitute” sono immigrate e quasi tutte sono vittime di sfruttamento. Dunque, vere e proprie schiave. È ovvio quindi che non vanno punite, ma piuttosto protette e aiutate ad ottenere alternative di guadagno e di scelte. Al contrario, bisognerebbe lavorare molto di più sul contrasto della tratta e dello sfruttamento nonchè sull'immagine che i nostri media stanno offrendo dell'uso e dell'abuso del corpo della donna».

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