Immagine pezzo principale

Storia breve di Tangentopoli, quella vera

Partì il 17 febbraio 1992 con l'arresto di Mario Chiesa. Da allora il sasso ha cominciato a rotolare, travolgendo la Prima Repubblica. Un bel giro di giostra che ci ha riportato allo stesso, identico punto di prima.


Pubblicità

Luinedì 17 febbraio 1992. Chi, tra coloro che hanno superato i quaranta, non ricorda quella data? E’ il giorno dell’ arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, per tutti i milanesi “la Baggina”, la principale casa di riposo della metropoli. Uscì scortato da due agenti ed entrò in un'auto della polizia con i lampeggianti accesi dopo essere stato preso in flagranza di reato. Bettino Craxi, allora componente del Caf, l’ alleanza a tre che reggeva il Governo (gli altri due erano Andreotti e Forlani) lo definì un semplice “mariuolo”, per prenderne le distanze. Lo aveva fatto arrestare un certo Antonio Di Pietro, magistrato della Procura di Milano, su denuncia di un imprenditore monzese.

All’ inizio si pensava che Chiesa fosse un caso isolato. E invece il sasso cominciò a rotolare. A posteriori, quella data è diventata un epoch making, la pietra miliare di un nuovo pezzo di storia. Quella della scoperta di Tangentopoli, l’ allegoria inventata da due cronisti giudiziari (che ancora oggi se ne contendono il copyright) per descrivere il grande gioco di tangenti che si svolgeva a Milano, metà Monopoli e metà “Mani sulla città”. Di Pietro fu celebrato come un eroe. Ed eroi vennero chiamati gli altri magistrati del pool Mani Pulite capitanati dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli, dal nome dell’ inchiesta sulla corruzione e sulla concussione a Milano. L’ inchiesta Mani Pulite si è rivelata una valanga senza fine che ha travolto migliaia di politici e imprenditori. A posteriori possiamo individuare alcuni nodi cruciali.

Innanzi tutto, l’ inchiesta ebbe successo non per un improvviso trasalimento morale di corrotti e corruttori, che facevano la fila al terzo piano del Palazzo di Giustizia per confessare e sputare il rospo. Il problema è che il sistema di “dazione ambientale” come la definiva Di Pietro era diventato insopportabile. Inoltre i magistrati avevano di fronte un sistema politico che si era sgretolato. E il motivo era semplice e grandioso allo stesso tempo: era caduto il muro di Berlino. Come ha acutamente rilevato Ilvo Diamanti, l’ inchiesta della Procura di Milano aveva subito un arresto già verso marzo. Furono le elezioni del 5 aprile 1992 a dare nuova linfa all’ inchiesta. Cos’ era successo? Semplice: gli elettori non avevano alcuna necessità di votare i partiti di maggioranza in funzione anticomunista, per il semplice fatto che il comunismo non c’ era più. Il “salto del buio” si era illuminato: si vedeva solo il verminaio della corruzione: perché continuare a votare Dc pensarono in molti. Ed ecco balzare all’ orizzonte quello che è diventato il partito più antico in Parlamento, la Lega Lombarda di Umberto Bossi. Il Carroccio di lì a poco avrebbe conquistato addirittura Palazzo Marino.

La Dc si sgonfiò come una mongolfiera e rovinò in basso, e con essa i partiti della maggioranza, sforacchiati da avvisi di garanzia a raffica.  Le inchieste della Procura di Milano, soprattutto dopo le elezioni del 5 aprile 1992, preluderanno alla nascita della Seconda Repubblica. Dal 17 febbraio del 1992 al marzo del 1994 verranno emessi nelle Procure di tutta Italia 25.400 avvisi di garanzia (di cui 110 tra parlamentari) e saranno arrestate 4.525 persone tra imprenditori e politici (consiglieri, assessori, amministratori di partecipate). Ci saranno anche 10 suicidi, tra cui il presidente dell’ Eni Gabriele Cagliari e il patron del Gruppo Ferruzzi Raul Gardini, coprotagonisti della Maxi tangente Enimont, la "madre di tutte le tangenti", come ebbe a dire Di Pietro in aula.

Ma dal punto di vista politico-istituzionale c’ è un’ altra data che caratterizza la storia di Tangentopoli:  Il 13 luglio 1993, quando il presidente della Repubblica Scalfaro si rifiutò di firmare il decreto Conso sul finanziamento ai partiti. I magistrati di Milano apparirono in Tv minacciando le dimissioni. Tanto bastò per indurre la classe politica a tornare sui suoi passi e non votare il “decreto salva ladri”. “Il torto della magistratura in quegli anni è stato quello di subire l’ effetto "drogante" della popolarità. Il decreto Conso non sarebbe stato respinto se non si fosse coagulato intorno ai magistrati il senso comune degli italiani. Fu il maggior punto di caduta del potere politico. Un accidente eccessivo". Così si espresse quando lo intervistai Mino Martinazzoli, ex ministro Guardasigilli e segretario del Partito popolare, la Fenice della Dc che avrebbe dovuto salvare il salvabile  non lo salvò. "Quei giorni", aggiunse, " avevo la sensazione che se un pubblico ministero non aveva trovato un democristiano da inquisire, quando tornava a casa la sera sua moglie se ne lamentava".

E’ in questo clima che nacque la Seconda repubblica: la discesa in campo di Berlusconi, la sinistra “graziata”, si disse, dai magistrati “rossi”, l’ avvento della Lega, le circonvoluzioni del centro moderato, il referendum Segni, la nuova legge elettorale che ci consegnava al bipolarismo, la diaspora dei cattolici in tutti i partiti di destra e sinistra. Oltre un ventennio riassumibile in un bel giro di giostra, al termine del quale siamo ancora alle prese con corruzione, malaffare e crisi dei partiti.

Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo