Stalking, la legge non basta

    "Stalking", parola asettica ma dal contenuto terribile, definisce quella somma di comportamenti persecutori che vanno dalle telefonate ai messaggi indesiderati, dagli appostamenti alle minacce per continuare o stabilire un rapporto che la vittima non vuole. Fino ad arrivare, nei casi peggiori, all'omicidio. Dall'aprile 2009, nella legge numero 38 è stato introdotto e sanzionato il reato di "atti persecutori". Ma a distanza di poco più di due anni, l'Osservatorio nazionale stalking (associazione privata di volontariato), la definisce "assolutamente necessaria, quanto urgentemente da perfezionare". E lamenta un continuo calo delle denunce per stalking.

    I dati del ministero per le Pari Opportunità, basati su quelli ufficiali delle forze dell'ordine rilevati sull'intero territorio nazionale, sono però molto diversi. Tanto da far sottolineare, da parte del ministro Mara Carfagna, "un trend in costante crescita. Le denunce erano 568 nel gennaio 2010, sono state 650 nel gennaio 2011 e 667 a febbraio. Un trend che si ritrova anche nel numero degli stalker arrestati: più di cento stalker al mese in media. Dall'entrata in vigore della legge migliaia di donne e uomini sono riusciti a liberarsi dei loro molestatori".

    L'Osservatorio nazionale stalking opera sul fenomeno ancora prima che entrasse in vigore la legge 38/2009  e, a prescindere dalla discordanza sul numero delle denunce,  sottolinea di aver ricevuto nell'ultimo anno il 25% in meno di richieste di aiuto. Sostiene, come molti altri osservatori del problema, che la maggior parte delle vittime di stalking non denuncia per paura e per sfiducia verso le autorità e lamenta che il patrocinio gratuito non sia previsto per legge in tutti i casi, a prescindere dal reddito.

    Il punto però di maggior interesse sollevato dall'Osservatorio è che, per arginare i comportamenti persecutori che nei casi peggiori sfociano in delitti e che  si rivelano comunque traumatici per chi li subisce, servirebbe un percorso di "risocializzazione" per i presunti stalker, al momento non previsto dalla legge. Uno su tre, infatti, sarebbe recidivo, e anche dopo la denuncia continuerebbe a perseguitare la vittima.

    Dal 2007 l'associazione ha istituito il Centro presunti autori, per chi mette in atto atteggiamenti persecutori, con la possibilità di aiuto da parte di esperti e psicologi per ristabilire comportamenti più normali, premessa di maggior tranquillità anche per le vittime. In questo periodo il Centro ha "recuperato" 120 stalker. La risocializzazione, o la prevenzione, è considerata tra l'altro una via per ridurre i delitti che una volta venivano considerati "passionali" e che nell'estate 2011 hanno rappresentato una scia di sangue ininterrotta. "Storie diverse" comunicano dall'Osservatorio nazionale stalking, "con un denominatore comune: la paura dell'abbandono, la gelosia, l'incapacità di elaborare un rifiuto, un disagio psicologico che non si riesce a fronteggiare da soli e che non si può cancellare con una denuncia o un ammonimento".

    L'avvocato Maddalena del Re è specializzata in diritto penale e diritto di famiglia, ed è stata difensore delle vittime in molte situazioni di violenza su donne e su minori, compresi "casi di donne costrette a sporgere denuncia per stalking". E' inoltre consulente legale dell'Aied (Associazione italiana per l'educazione demografica)-

    - Avvocato, spesso dopo la denuncia lo stalking continua. E' anche un limite della legge?

    "Sì. La legge sullo stalking predispone un vero e proprio sotto-sistema di tutela preventiva, che però è delegata quasi esclusivamente alle forze dell'ordine: hanno per esempio il potere di ammonire lo stalker sulla base di una segnalazione della vittima, quando non c'è ancora stata una denuncia. La precisione della legge su questo punto non è particolarmente compiuta, per cui si è lasciato molto all'interpretazione delle forze dell'ordine. Quindi non sempre sono state adottate effettivamente queste misure di prevenzione, lasciando poi la donna in una grossa solitudine. Non essendoci una risposta immediata delle istituzioni, la donna può subire conseguenze negative dalla sua denuncia".

    - Quali misure preventive si potrebbero introdurre per legge?

    "Per esempio, c'è già la possibilità che la persona offesa possa esporre informalmente i fatti all'autorità di pubblica sicurezza, con la richiesta contestuale che il questore o un suo delegato ammonisca l'autore. Bisognerebbe forse adottare regolamenti attuativi, con decreto ministeriale, per specificare bene quale sia il compito del funzionario di pubblica sicurezza; in parole povere, del poliziotto che si fa carico di una situazione a rischio. Uno volta che ha ammonito, deve chiamare il presunto stalker? Deve sentirlo? E in quali forme? Deve andare a casa e verificare la situazione? Forse queste norme positive, che tendevano a evitare che la donna dovesse necessariamente denunciare e affrontare il procedimento penale con tutte le sue lungaggini, andrebbero un po' più specificate e curate nel loro aspetto pratico. Perché oggi sono lasciate alla sensibilità del singolo commissariato di polizia o comando dei carabinieri: in un posto possono andare benissimo; in un altro, dove magari devono inseguire spacciatori o assassini, poi invece trascurano queste richieste di tutela di una vittima di stalking. E' un punto che si può chiarire, migliorare, magari creando in ogni comando due o tre soggetti operativi sullo stalking".

    - E l'ipotesi di un gratuito patrocinio per tutte le vittime di stalking?

    "E' già previsto per chi ne ha bisogno. Sostanzialmente, non cambierebbe molto la situazione. Ci vorrebbe forse più snellezza nella norma sul patrocinio, ma per tutti i reati".

    - Ma le leggi bastano a combattere il problema dello stalking?

    "No.  In ogni campo, la legge penale è l'extrema ratio, che teoricamente dovrebbe intervenire nei casi estremi. Andrebbero poste in essere tante altre condizioni. A partire dal controllo sociale attraverso i luoghi di lavoro, la scuola, con una certa educazione alla prevenzione e al rispetto tra i generi. I luoghi sociali dovrebbero diventare anche degli ambiti dove si parla di questi aspetti, e ciò è fondamentale. Poi, il controllo sociale anche da parte delle forze dell'ordine, attraverso "meccanismi" per cui si possono raccogliere delle lagnanze che poi vengono controllate. Inoltre, i consultori familiari potrebbero diventare luoghi dove magari si incrementano le figure legali, di cui c'è sempre estrema necessità per spiegare i diritti alle donne. Anche con consulenze gratuite, con una funzione preventiva dei reati. Sono già luoghi disseminati sul terriotrio, ai quali si potrebbe aggiungere questa funzione".

    Ripercorrendo le cronache dei giornali dell'ultima estate e scegliendo il tema "omicidi di donne da parte di mariti ed ex, fidanzati ed ex, spasimanti respinti", c'è da fermarsi inorriditi. Mattanze, omicidi-suicidi, esplosioni di rabbie e odi e disperazioni covati a lungo o scattati in poco tempo, ma sempre con la medesima conclusione: una o più morti violente.

    Nel "Rapporto sulla criminalità e la sicurezza in Italia - 2010", presentato al Viminale nel luglio di quest'anno, i dati affermano che gli omicidi in Italia sono in calo, ma che è molto aumentato il numero delle donne uccise. Nel 1991 erano solo l'11 per cento delle vittime, negli anni più recenti anni superano il 25 per cento.

    Ormai gli omicidi che vedono le donne vittime e il compagno (o ex) colpevole, sono liquidati con poche righe in cronaca, tale è la loro frequenza. In questa estate non è passata settimana senza che succedessero uno o più casi. Vogliamo esaminare i primi giorni di settembre? Il 4: a Monopoli (Bari), una moglie separata viene uccisa dal marito a colpi d'ascia. Il 5: a Reggio Emilia, dopo la separazione avvenuta  a giugno, un uomo uccide a fucilate la moglie e poi si spara. Il 6: a Briosco (Monza), sempre a due mesi dalla separazione un altro soffoca la donna e quindi s'impicca. L'11: in provincia di Venezia, un 48enne sgozza la compagna. E purtroppo, da qui a fine 2011 accadrà ancora. Lo dicono le statistiche del "bel Paese".

    In diverse occasioni gli omicidi "passionali" sono preceduti da stalking. Sempre in estate, in agosto a Trieste, Giuseppe Console di 23 anni ha ucciso un coetano da lui sospettato di avere allacciato una relazione con la sua ex moglie. E Console era stato denunciato dalla donna per stalking. Mentre in agosto a Roma Stefano Suriano, più volte denunciato per stalking, è stato accoltellato a morte dal padre della vittima, che ha detto: "Le abbiamo tentate tutte, ma lui continuava a torturarci".

Andamento dei reati, delle denunce e degli arresti per stalking (fonte: ministero per le Pari Opportunità)
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