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Siria: va un po' meglio, ma restano problemi enormi

Intervista con Edoardo Tagliani, responsabile dei progetti di AVSI in Medio Oriente. Con il progetto "ospedali aperti" si cerca di garantire l'assistenza sanitaria ai più poveri, vittime della guerra e dell'embargo.


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Notizie dalla Siria al Meeting di Rimini. Le porta Edoardo Tagliani, direttore dei programmi in Medio Oriente per la Fondazione AVSI (Associazione Volontari Servizio Internazionale). Tagliani fa base a Beirut, in Libano, ma viaggia in continuazione fra Siria, Iraq e Giordania.

Tagliani, lei è appena stato In Siria, che situazione ha trovato?

“Dopo gli accordi di Astana la situazione è un pochino migliorata”.

Che cosa significa un miglioramento in una realtà disastrata come la Siria?

“Significa che stando a Damasco una decina di giorni, per tre  volte ci sono stati lanci di missili nei quartieri periferici della città. Sono cose che prima accadevano ogni giorno”.

Ci sono ancora tanti sfollati in movimento?

“Sì, ci sono ancora  movimenti di popolazione verso i paesi limitrofi, soprattutto verso il Libano, dove parecchia gente attraversa la frontiera in modo illegale. D’ altra parte con l’ embargo in corso i prezzi di molti prodotti al mercato nero sono improponibili per la popolazione di un paese stremato da sei anni di guerra. Ci sono anche molti movimenti interni per sfuggire a sacche di territorio dove ancora si combatte. La gente è molto confusa sul futuro del paese. Si parla di uno stato federale o di quattro stati divisi, nessuno sa bene quale futuro attende la Siria”.

Qual è la situazione di Aleppo?

“Tenendo sempre conto di quello che è accaduto in quella città, oggi la situazione è molto migliorata. Tuttavia ci sono ancora incidenti provocati da mine inesplose e da attacchi terroristici suicidi. Comunque diversi sfollati stanno tornando in città e si vede qualche tentativo di ricostruzione”.

In questo momento quali sono i progetti di AVSI in Siria?

Abbiamo in corso tre progetti. Uno riguarda  l’ assistenza agli sfollati interni che hanno abbandonato le loro case senza varcare il confine. Li aiutiamo garantendo loro acqua potabile e servizi igienici adeguati. Un altro progetto aiuta le donne rimaste sole, vedove o con i mariti al fronte. Si tratta di assisterle per creare  o incrementare un piccolo reddito familiare, in modo che siano capaci di gestire le spese quotidiane. C’ è poi il progetto chiamato ‘Ospedali aperti’ ”.

Come funziona questo progetto?

“Il progetto nasce da una iniziativa del cardinale Mario Zenari, il nunzio vaticano in Siria. Zenari ha deciso di aprire le porte di tre ospedali cattolici, due a Damasco e uno ad Aleppo, a tutti gli ammalati che non hanno denaro sufficiente per accedere a cure mediche di buon livello. Per favorire questa assistenza siamo impegnati nell’ acquisto di apparecchiature ospedaliere e di medicinali. Si tratta di intervenire su patologie complesse, speso trascurate nelle situazioni di guerra, quando si interviene sulle emergenze legate al conflitto. Purtroppo c’ è carenza di farmaci di base, che sono sotto embargo e, se non sono prodotti in Siria, costano un capitale”

Quali sono i malati più danneggiati da questa situazione?

“I malati di cancro. Le sacche di chemioterapia, contengono in qualche caso elementi chimici che potrebbero essere utilizzati per fabbricare esplosivi, perciò sono sotto embargo. Oggi curare un cancro in Siria è molto più difficile che altrove”.

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