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Siria, ucciso gesuita olandese

Padre Frans Van der Lugt, 75 anni, non aveva voluto lasciare Homs. "Il popolo siriano mi ha dato così tanto, adesso soffre, io voglio condividere con lui il dolore e le difficoltà", aveva detto mesi fa.


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Secondo alcuni l'hanno ucciso perché stava mediando tra ribelli ed esercito regolare per un cessate il fuoco che facesse respirare la popolazione di Homs, stremata da mesi di feroci combattimenti.  L'hanno freddato lunedì 7 aprile. Padre Frans Van der Lugt, gesuita, olandese aveva 75 anni di cui circa 50 passati in Siria. Un comunicato della Curia provinciale della Compagnia di Gesù  del Medio oriente e del Maghreb ha confermato la notizia della sua morte. Precisando che  il sacerdote "è stato rapito da uomini armati che lo hanno picchiato e poi giustiziato con due proiettili alla testa" davanti alla residenza dei gesuita a Homs. Questa residenza era diventata il rifugio per molte persone la cui casa era stata distrutta dai bombardamenti incessanti in questi due anni di assedio, e un luogo dove condivider e il poco cibo e acqua rimasti nella città.

In febbraio l'agenzia di stampa AsiaNews aveva diffuso il suo appello sulla situazione della popolazione di Homs, segnata dalla fame, da turbe psichiche dovute ai bombardamenti e all'insicurezza, dalla mancanza di medicine. Il sacerdote, tra l'altro, precisava che in tutta la comunità cristiana una volta presente ad Homs - circa 60 mila persone fedeli - erano rimaste solo 66 persone.  Padre Van del Lugt non ha mai voluto lasciare la città siriana. In un'intervista alcuni mesi fa aveva detto: "Questo popolo mi ha dato  tanto, adesso il popolo siriano soffre, io voglio condividere con loro il dolore e le difficoltà".

Il sacerdote gesuita era giunto in Siria nel 1966, dopo aver passato due anni in Libano a studiare la lingua araba. Padre Frans Van der Lugt era rimasto ad Homs anche dopo che grazie all'Onu, 1400 persone hanno potuto uscire dalla città, facendo entrare pure viveri ed acqua. Alcuni giorni prima di questa tregua, il sacerdote aveva diffuso un video in cui raccontava la drammatica situazione della popolazione di Homs. "Cristiani e musulmani - raccontava dice nel messaggio - viviamo in condizioni difficili e dolorose, e soffriamo soprattutto per la fame". "Noi amiamo la vita - continuava - e non vogliamo morire o annegare in un oceano di morte e sofferenze". Su un cartello giallo, al suo fianco, era scritto:  "morire di fame è più doloroso che morire di armi chimiche".

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