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Siria, espulso il gesuita del dialogo

Da mesi padre Paolo Dall'Oglio era impegnato negli sforzi di riconciliazione interna ed era già stato minacciato di venire allontanato dal Paese in primavera.


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Damsco lo vuole espellere. Da 30 anni in Siria e da 20 fondatore e anima della comunità monastica di Deir Dar Musa, il gesuita padre Paolo Dall’ Oglio è stato dichiarato dal governo siriano «persona non gradita».

Dall’ antico monastero Deir Mar Musa el-Habashi (San Mosè l'abissino), situato nelle suggestive montagne desertiche di Qalamun, padre Dall’ Oglio si è da sempre impegnato nel dialogo con l’ Islam e nei mesi scorsi ha cominciato un tentativo di mediazione nella difficile situazione del Paese proponendo un sistema politico democratico basato sul consenso tra le varie comunità religiose e sociali presenti in Siria. Proprio un suo ultimo articolo pubblicato sul sito della comunità e dedicato alla “Democrazia consensuale” ha scatenato le ira del governo di Assad.

La data di espulsione non è ancora stata decisa e il 57enne gesuita italiano spera in una mediazione del suo vescovo, al momento in Brasile. «Sono disposto a stare in silenzio pur di continuare a rimanere in questo Paese», ha dichiarato alla rivista Popoli con la quale ha una assidua collaborazione. «I miei doveri ecclesiali sono più importanti della mia partecipazione alla discussione politica», ha aggiunto sperando di poter continuare a operare in un Paese travagliato che, secondo le stime dell’ Onu, ha già visto 3.500 morti da metà marzo ai primi di novembre. «Considero la Siria», sottolinea il gesuita, «il luogo del mio apostolato e la mia patria di elezione».  

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Deir Mar Musa el-Habashi (San Mosè l'abissino), l'antico monastero scavato nella roccia, in Siria.
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