Siccità, l'Etiopia un anno dopo

La mobilitazione internazionale ha aiutato a far fronte all'emergenza, ma la situazione si ostina a non migliorare. La necessità di scavare o di ripristinare i pozzi. Il lavoro del Vis

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Addis Abeba, Etiopia, luglio 2012

L'appello fu lanciato un anno fa. Era il luglio 2011. L'emergenza siccità aveva colpito il Corno d'Africa. In particolare la Somalia, il Kenya e l'Etiopia.
Anche noi, come VIS in Etiopia, abbiamo raccontato per tutta l'estate (e anche oltre) le drammatiche condizioni delle comunità rurali e nomadi incontrate nella Somali Region, l'area più colpita.

Grazie alla positiva risposta dei donatori, abbiamo potuto intervenire - insieme con i Salesiani - a favore delle comunità colpite, ridotte ormai allo stremo, distribuendo acqua e cibo come risposta immediata all'emergenza. Successivamente ci siamo impegnati nella realizzazione di progetti più a medio termine per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni: stiamo portando avanti la costruzione di pozzi d'acqua, cisterne di raccolta, impianti di irrigazione, latrine comunitarie per migliorare le condizioni igieniche. Non trascuriamo l'aspetto formativo: abbiamo realizzato campagne di sensibilizzazione sui temi sanitari in diverse zone, specialmente in quelle di Jijiga, del Tigray e di Gambella.

Abbiamo pure lavorato molto nell'area di Dolo Ado, nel campo di transito per i rifugiati somali che arrivano nella zona sud-est della Somali Region. Si tratta di un'area in cui la situazione è apparsa fin dall'inizio per quella che era: drammatica, addirittura tragica. Secondo fonti autorevoli impegnate sul terreno, l'anno scorso, tra giugno e metà agosto,  nel complesso di campi di Dolo Ado, per la precisione in quello di Kobe, ogni giorno morivano in media 10 bambini di un'età compresa tra 0 e 5 anni. A uccidere erano fame, sete e malattie infantili: non a caso nell'estate 2011 fu rapidamente organizzata in quell'area una campagna di vaccinazione che riguardò 18.000 bambini.  

Ebbene, nella zona di Dolo Ado, oltre ai profughi in condizioni difficili e spesso al limite della soppravvivenza, stremati dalla fuga, dopo aver abbandonato tutti i pochi averi e senza speranze per il futuro, abbiamo trovato anche la comunità locale in una situazione di grave emergenza. Nonostante le restrizioni negli spostamenti, dovute alle precarie condizioni di sicurezza, in stretta collaborazione con i nostri partner locali, abbiamo organizzato le distribuzioni di cibo coinvolgendo la popolazione ospitante, assicurandoci che gli aiuti andassero a chi ne aveva bisogno.

La siccità c'è ancora. A un anno di distanza, possiamo affermare che la situazione non è sostanzialmente migliorata e che la mobilitazione internazionale deve continuare per far fronte ai bisogni della popolazione. L'ultimo rapporto redatto a luglio dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli interventi umanitari (Unocha)  conferma che in diverse aree della Somali Region sono ancora necessarie distribuzioni di acqua perchè i pochi impianti disponibili sono rimasti a secco e le falde acquifere sotterranee si sono abbassate ulteriormente.

La situazione peggiorerà più ci avvicineremo alla stagione secca. Il VIS sta continuando le distribuzioni d'acqua nelle zone di Bolol e Awbarre con l'intenzione però di cercare al più presto soluzioni  durevoli, come la costruzione o il recupero di pozzi, con lo scopo di lavorare insieme alle comunità locali per realizzare progetti che possano alleviare nel breve termine le sofferenze della popolazione, ma che allo stesso modo possano porre le condizioni di base affinchè nel futuro l'emergenza siccità venga scongiurata sul nascere

Tutte le foto di questo servizio, compresa quella di copertima, sono dell'archivio Vis.
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