Sharia, nel 2010 ha fatto 714 vittime

Aumentano le esecuzioni capitali imposte dalla legge islamica: la Sharia. Nel 2010, almeno 714 esecuzioni, contro le 658 del 2009, sono state effettuate in 13 Paesi a maggioranza musulmana (erano stati 10 nel 2009), molte ordinate da tribunali islamici in base a una stretta applicazione della Sharia. E' quanto emerge dal Rapporto 2011 di 'Nessuno tocchi Caino' riportato dall agenzia Asca, sulla pratica della pena di morte nel 2010 e nei primi sei mesi del 2011. Sono 18 i Paesi che prevedono la pena di morte con richiami espliciti alla Sharia.

Secondo il Rapporto: ''non tutti i Paesi islamici che a esso si ispirano praticano la pena di morte. Il problema e' la traduzione letterale di un testo millenario in norme penali, punizioni e prescrizioni valide per i nostri giorni, operata da regimi fondamentalisti, dittatoriali o autoritari al fine di impedire qualsiasi cambiamento democratico''. Dei 47 Paesi a maggioranza musulmana nel mondo, 23 possono essere considerati a vario titolo abolizionisti, mentre i mantenitori della pena di morte sono 24, dei quali 13 l'hanno praticata nel 2010.

Impiccagione, decapitazione e fucilazione sono stati i metodi con cui e' stata applicata la Sharia nel 2010 e nei primi sei mesi del 2011. In Iran sono state emesse condanne a morte tramite lapidazione, ma non risulta siano state effettuate nel 2010 (l'ultima volta e' avvenuto nel 2009).



Nel 2010 e nei primi sei mesi del 2011, non si sono registrate esecuzioni in 3 Paesi   Oman, Singapore e Thailandia   che le avevano effettuate nel 2009. Viceversa, 8 Paesi hanno ripreso le esecuzioni: Autorità Nazionale Palestinese (5), Bahrein (1), Bielorussia (2), Guinea Equatoriale (4), Somalia (almeno 8) e Taiwan (4) nel 2010; Afghanistan (2) ed Emirati Arabi Uniti (1) nel 2011. Negli Stati Uniti, nessuno Stato“abolizionista” ha reintrodotto la pena di morte, ma due Stati che non compivano esecuzioni da molto tempo ne hanno compiuta una. Nel giugno 2010 lo Utah ha compiuto la prima dal 1999 (tramite fucilazione, che non veniva usata negli USA dal 1996) e nel settembre 2010 lo Stato di Washington ha effettuato la prima esecuzione dal 2001.



Secondo il Rapporto, ancora una volta l Asia si conferma essere il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo. Se stimiamo che in Cina vi sono state circa 5.000 esecuzioni (più o meno come nel 2009 e, comunque, in calo rispetto agli anni precedenti), il dato complessivo del 2010 nel continente asiatico corrisponde ad almeno 5.746 esecuzioni (il 98,4%), in aumento rispetto al 2009 quando erano state almeno 5.670. Anche nel 2010, l Iran si è piazzato al secondo posto quanto a numero di esecuzioni e, insieme a Cina e Corea del Nord, sale così sul terribile podio dei primi tre Stati-boia al mondo. Secondo un monitoraggioeffettuato da Iran Human Rights (IHR), ONG con sede in Norvegia che si batte contro la pena di morte nella Repubblica Islamica, nel 2010 in Iran sono state effettuate almeno 546 esecuzioni, un aumento spaventoso rispetto agli anni precedenti.



Nel 2009, Iran Human Rights aveva calcolato almeno 402 esecuzioni. Nel 2011, non vi è stato alcun segno di una inversione di tendenza. Anzi, l Iran ha visto un aumento drammatico delle esecuzioni nei primi mesi dell anno, un dato tre volte superiore a quello del 2010: Iran Human Rights ha registrato 390 esecuzioni fino al 7 luglio. Ma i dati reali potrebbero essere ancora più alti, se si considerano le notizie diffuse da fonti indipendenti come ex detenuti, familiari e avvocati di condannati a morte. Nel 2010, sono state giustiziate almeno 2 persone che avevano meno di 18 anni al momento del reato, fatto che pone l Iran in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che pure ha ratificato. Almeno altri 3 minorenni sono stati impiccati nei primi sei mesi del 2011.



A riprova della recrudescenza del regime iraniano, nel 2010 e nei primi mesi del 2011 la pratica pubblica delle esecuzioni è ripresa quasi ai ritmi del passato. Nel 2010, sono state impiccate sulla pubblica piazza almeno 19 persone. Nel 2011, le esecuzioni pubbliche sono aumentate e, al 20 giugno, erano già state impiccate in pubblico almeno 36 persone. Non c è solo la pena di morte, secondo i dettami della Sharia iraniana, ci sono anche torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti. Non si tratta di casi isolati e avvengono in aperto contrasto con il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che l Iran ha ratificato e queste pratiche vieta.

Nel corso del 2010, solo 12 Stati Usa hanno compiuto esecuzioni: sono state 46, contro le 52 del 2009: sono avvenute in Texas (17), Ohio (8), Alabama (5), Oklahoma, Virginia e Mississippi (3), Georgia (2), Florida, Louisiana, Arizona, Utah e Washington (1). Il 1  gennaio 2011 nei bracci della morte c erano 3.261 persone. Alla stessa data dell anno precedente erano 2 di più, 3.263. Il numero massimo di detenuti nei bracci della morte si registrò nel 2000, con 3.593.

Da allora è diminuito costantemente. L Illinois ha portato a compimento il percorso della legge abolizionista che è entrata in vigore il 1  luglio 2011. Mentre reggono ancora le moratorie che si sono determinate de facto nelle giurisdizioni in cui vige la pena di morte ma non vengono compiute esecuzioni da almeno 10 anni: Colorado, Idaho, Kansas, Nebraska, New Hampshire, Oregon, Pennsylvania, Wyoming e Amministrazione Militare.

Oltre alla questione degli errori giudiziari, che ha animato il dibattito politico negli anni recenti, sta prendendo piede la questione dei “costi della pena di morte”. In media negli Stati Uniti una condanna a morte costa tra 1 e 3 milioni di dollari, contro i 500.000 dollari di una condanna all ergastolo senza condizionale. In California, ad esempio, i 714 detenuti del braccio della morte costano 184 milioni in più all anno rispetto a quelli condannati all ergastolo.

Manifestazione a favore della Sharia in Indonesia.
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