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Scuola, insegnanti: chi ruba 1500 giorni d'assenza e chi fa lezione con la febbre

I privilegi abusati da una parte; il precariato con la voglia di farcela dall’ altra. Il professore-avvocato-assenteista, esponente politico locale, pure impegnato nell’ antimafia, che fa indignare i ragazzi calabresi onesti; e chi insegna da trent’ anni con entusiasmo e passione. Due mondi a confronto, tutti italiani (e non solo a scuola)


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Lo Stivale, in questi ultimi giorni, dà scolasticamente due immagini contrapposte. Da una parte quella del professore-avvocato Alfredo Mercatante, 55 anni, titolare di una cattedra di diritto presso l’ istituto superiore Ambrosoli di Codogno e il Merli - Villa Igea di Lodi e di uno studio legale a Santo Stefano Calabro (Vibo Valentia): 1533 giorni di assenza da scuola negli ultimi cinque anni. Visto tre volte in tre anni dalla sua preside e mai in classe, come lei stessa ha dichiarato. Colpa di una lombosciatalgia acuta e di un padre malato da assistere che lo hanno costretto lontano dalle aule scolastiche, ma non da quelle dei tribunali: oltre 350 le udienze alle quali ha infatti preso parte nello stesso periodo. Malanni propri e altrui debitamente certificati da medici iscritti all’ ordine, ovviamente.

Dall’ altra quella di una ragazza come tante, dagli occhi chiari, laureata in Giurisprudenza da un anno all’ Università degli studi “Magna Graecia” di Catanzaro, che sta provando da giorni a inserire sul sito del Ministero dell’ Istruzione (www.istanzeonline) il modello B, quello necessario per svolgere le supplenze brevi nel triennio 2017-2020, che contiene l’ elenco delle scuole scelte da ogni aspirante docente, 20 al massimo. Supplenze alle quali si può accedere soltanto con la laurea, anche senza abilitazione. È necessario procedere con l’ inoltro on line entro il 25 luglio, pena l’ esclusione, nonostante lei abbia spedito già un primo modello cartaceo entro il 24 giugno per chiedere l’ inserimento in graduatoria.

Arriva da me spaventata a chiedermi aiuto, il sito è in tilt: 700 mila le domande attese nei dieci giorni circa messi a disposizione dal Ministero per l’ inserimento, ci sono stati picchi di 150 domande al minuto, si legge. Ha scelto come sede Milano, pronta a lasciare madre, padre e due fratelli. Tanto qui in Calabria a insegnare non la chiamano, dice. Del professore-avvocato arrestato dalla compagnia di Lodi della Guardia di Finanza leggiamo insieme on line, nelle cinque ore trascorse davanti a un pc, in attesa che il sistema si sblocchi. Lei si arrabbia, passa dall’ incredulità alla delusione: «Cinque anni? Non è possibile. Meno male che l’ hanno preso», conclude.

Io penso a quanta vita il boom economico abbia sottratto ai nati nei decenni successivi. Al professore–avvocato- assenteista, esponente politico locale e anche impegnato nell’ antimafia, che fa indignare i ragazzi calabresi onesti. Alle 700mila ansie diverse aggiogate ai modelli B che non si inseriscono, alla paura di non avere, per tre anni, neanche quei pochi mesi di lavoro lontano da casa. E poi alle colleghe, a tutte quelle brave di ruolo, che vengono a scuola con la febbre. A chi insegna da trent’ anni con entusiasmo e passione. Alle supplenti del Nord e del Sud, preparate e competenti, che ho avuto a fianco per pochi mesi, al loro dispiacere nel dover lasciare i ragazzi. A tutte le volte in cui manca un docente, agli adolescenti che con le sedie si spostano di aula in aula, perché la scuola non ha molti soldi per coprire le supplenze e ci si arrangia come si può.

Ai due mondi contrapposti, tutti italiani, e non solo a scuola: quello dei privilegi abusati da una parte, del precariato con la voglia di farcela dall’ altra. Chi compila il modello B per fortuna non sta zitto, si ribella, lotta a modo suo: e a lavorare poi ci va, dovunque lo chiamino, dietro casa o anche a mille chilometri di distanza, pure per quei pochi mesi di stipendio che non bastano neanche a coprire le spese di una caparra per l’ affitto di un appartamento in una grande città. «Che alternative ho qui?», tuona arrabbiata la ragazza dagli occhi azzurri. Nessuna, forse. Intanto il sito si sblocca per un momento, la domanda va, è inoltrata. Il neo avvocato mi saluta, più leggera: «Ce l’ abbiamo fatta», dice, «Magari ci vediamo a Milano!».

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