La voce delle associazioni

Age, Agesc e Faes. Tre realtà che hanno a cuore la scuola, la famiglia e la formazione dei giovani. I loro presidenti ci raccontano le attese e le speranze che nutrono per l'incontro di maggio.

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La Chiesa per la scuola! C’ è grande attesa, da parte di tutti i protagonisti del mondo scolastico, per l’ incontro con il Papa il prossimo 10 maggio. Piazza San Pietro vedrà riempire i suoi spazi, assolati e accoglienti, di desideri, richieste e aspettative, oltre che di persone affezionate e cariche di motivazione. Saranno insegnanti, genitori, educatori e ragazzi a mettere la loro faccia. Ma anche diverse realtà associative, schierate in prima linea a ricordare il ruolo fondamentale della scuola nella vita dei giovani e nel futuro di un Paese.

«Come genitori dell’ AGeSC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche), ci aspettiamo che da questa importante manifestazione discenda un momento di “pacificazione”, nel campo della scuola e dell’ educazione», spiega il cinquantatreenne Roberto Gontero, agente assicurativo e presidente nazionale dell’ associazione. «Vorremmo tanto che il messaggio del Papa contenesse parole pregne di speranza per il futuro di tutti, soprattutto dei giovani. In questi ultimi anni la scuola ha vissuto in un clima di grande conflittualità, che ha inasprito i rapporti tra i diversi protagonisti: tra insegnanti e allievi, tra insegnati e genitori ecc. Ecco perché, ora come ora, abbiamo bisogno di un messaggio forte, chiaro che riporti la pace. Questo messaggio lo attendiamo anche dalla politica. La scuola ha bisogno di andare oltre il colore e l’ ideologia. Vuole incontrare una tutela unica, che le consenta di essere un vero trampolino per il futuro del Paese. Deve essere di tutti, per tutti. Deve essere al centro degli interessi del Paese, come motore della promozione del Paese, di una formazione integrale». Infine, «come genitori AgeSc vorremmo vedere riconosciuta la scuola paritaria come una scuola pubblica, nel senso più autentico del termine. Cioè come una scuola che offre un servizio pubblico. Ci aspettiamo che il Governo metta mano a provvedimenti concreti che tutelino queste realtà formative ed educative, senza dimenticare che sono parte integrante della nostra cultura».

Sulla stessa linea d’ onda l’ Age (Associazione italiana genitori), che nella voce del suo presidente, Fabrizio Azzolini, ribadisce l’ attesa di vedere realizzata «un’ iniezione di fiducia nei confronti di quelli che sono i valori dell’ Age. La nostra associazione cerca di incarnare nel quotidiano la “condivisione” e non la settorialità.. Infatti, non abbiamo mai fatto alcuna distinzione tra le scuole pubbliche e quelle paritarie: per noi sono entrambe la “scuola”. A noi piace “comprendere” e accogliere le diversità. Basandoci sulle parole di Papa Francesco, non dobbiamo accusare nessuno ma, al contrario, avviare con coloro che presentano un punto di vista diverso dal nostro un dialogo fecondo. In parole povere, dobbiamo capirci vicendevolmente e trovare un punto di contatto per promuovere il valore che ci accomuna: cioè la formazione dei nostri figli, che per noi è importantissima».

L’ Age saluta con molta gioia l’ evento di popolo che verrà celebrato tra un mese a Roma. Azzolini definisce di grande rilevanza il fatto che la Chiesa «abbia dichiarato a gran voce che la sua attenzione è destinata a tutte le scuole, alla dimensione educativa senza alcuna distinzione. Il convegno che abbiamo celebrato lo scorso 22 febbraio ha messo in campo 3 voci distinte, 3 parole chiave da cui non possiamo prescindere: chiesa, famiglia e scuola. Stiamo camminando verso questa grande festa, preparandoci a capire come vivere al meglio i nostri valori».

Infine, anche Giovanni De Marchi,  43 anni e 3 figli,  presidente dell'Associazione Faes (Famiglia e Scuola) di Milano dal 2011, mostra il suo sincero entusiasmo: «La "convocazione" del Papa ci ha riempito di gioia. La speranza è che sia di grande impulso. Innanzitutto per le famiglie, perché si sentano sempre più sostenute nei loro sforzi e sacrifici per l'educazione dei figli; per gli insegnanti, perché non sempre hanno le gratificazioni che meritano; per gli studenti, perché si sentano incoraggiati dal Papa nella ricerca di modelli positivi e ideali per i quali vale la pena lottare; e, infine, anche per i governanti, perché capiscano il valore della scuola pubblica, statale e non statale, e si decidano a intraprendere la strada di un'effettiva parità, anche economica».
Tutti insieme, dunque, per una scuola al cuore del futuro e dei giovani.

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