Scontri a Treviso e a Roma, com’ è andata veramente?

È una vicenda dai contorni confusi quella accaduta nei giorni scorsi, che ha visto al centro le palazzine ex Guaraldo, di Quinto di Treviso. E, come tutte le vicende, dove regna il grigio, spesso all’ incendio degli animi, segue il fuoco vero.

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Nella notte fra il 15 e il 16 luglio, esponenti dell’ estrema destra Forza Nuova, con alcuni residenti locali – sono in corso gli accertamenti per identificarli – hanno dato alle fiamme  il mobilio destinato ad alcuni appartamenti dove erano stati alloggiati 101 profughi, ma con la prospettiva dell’ arrivo di altri 63.

La vicenda è risultata poco chiara sin dall’ inizio, perché nessuno era stato avvertito. Mercoledì 15, sono arrivati due pullman con i profughi, per lo più di provenienza africana (Ghana, Nigeria, Mali e Gambia), ma anche bengalesi, e sono stati alloggiati in una trentina di appartamenti sfitti del complesso residenziale di via Legnago ‒ dichiarati dall’ ispettore dell’ Ulss 9 Treviso, "in una situazione discretamente buona, con l’ allacciamento all’ acquedotto, ma ancora senza corrente elettrica" ‒ adiacenti ad un’ altra decina, abitati da famiglie locali. E proprio da loro è partita la protesta, che li ha visti la sera accamparsi con le tende nel giardino di fronte alla palazzina.

Esasperazione e tanta paura, più che razzismo

Nelle loro parole, c’ è esasperazione, più che vero razzismo, e tanta paura, ingigantita dai discorsi dei politici che parlano alla pancia. Paura per i bambini: «Come posso sentirmi serena, quando mio figlio scende a giocare in giardino? ». Paura per una crisi che mette l’ uno contro l’ altro: «I nostri appartamenti si deprezzeranno; noi abbiamo ancora anni e anni di mutuo da pagare, mentre loro sono qui, e non fanno nulla». A volte i toni si alzano: «Mandandoli qui, ci hanno fatto una violenza, e alla violenza non si può che rispondere con la violenza». Altre volte, si abbassano: «Non siamo razzisti, vogliamo solo casa nostra», scrivono con le bombolette spray sull’ erba del prato.

Ciò che ha mandato i residenti su tutte le furie è che l’ arrivo dei profughi è stato una sorta di blitz, nessun avviso, neppure al sindaco Mauro Dal Zilio, che lo ha saputo solo mezz’ ora prima. Le cooperative sociali della zona, la stessa Caritas diocesana, che di profughi “se ne intende”, non sono state interpellate. Facile, dunque, immaginare che ci sarebbe stata una reazione.

Molti interrogativi riguardano la cooperativa Xenia Ospitalità di Grosseto, che si occupa di gestione dei rifugiati, che ha dirottato a Quinto questo centinaio di profughi, provenienti da altre zone del territorio, ospitati in strutture temporanee non risultate idonee. Non si è trattato di nuovi arrivi, bensì di uno spostamento, che a qualcuno è sembrato “mirato”. E tutta quella roba accatastata al primo piano, per essere poi re-distribuita nei vari appartamenti, ai residenti è sembrata davvero eccessiva: «Divani, televisori al plasma, e poi ciabatte, magliette, carta igienica, specchi, pacchi di sigarette, schiuma da barba, c’ era proprio di tutto».

Dito puntato contro la Prefettura

Come sempre accade, nelle situazioni poco chiare, c’ è chi ci va a nozze. Sono arrivati esponenti di Forza Nuova, ma anche del collettivo Ztl (“Zona temporaneamente liberata”), legato ai centri sociali trevigiani, entrambi «in difesa dei cittadini italiani». Ognuno “a suo modo”. L’ incursione notturna con incendio di mobili e suppellettili? Per «combattere il business che c’ è dietro a questa accoglienza», secondo Forza Nuova. Mentre il collettivo Ztl ha manifestato con un sit-in a pianterreno della Prefettura, contro la decisione dello spostamento dei profughi, avvenuta dopo «i fatti violenti attribuiti ad esponenti di Forza Nuova».

La consigliera comunale del Pd Antonella Tocchetto è stata aggredita verbalmente, poi ci sono stati presìdi, picchetti, urla, tanta rabbia, qualche contuso e alcuni fermi. Anche perché, giovedì all’ ora di pranzo, la tensione è salita di nuovo, all’ arrivo dei pasti. Con i residenti che cercavano di impedirne la distribuzione, poi effettuata con la scorta della polizia.

Dito puntato contro la Prefettura, che dovrebbe gestire l’ emergenza.
Duro il presidente della Regione, Luca Zaia, giunto sul posto giovedì mattina: «Se qui arriveranno altri profughi, il prefetto (Maria Augusta Marrosu, ndr) sappia che la considereremo una dichiarazione di guerra», ha detto. Il governatore del Veneto e i colleghi di Liguria Giovanni Toti e Lombardia Roberto Maroni, nonché la giunta che governa la Valle d’ Aosta, avevano già risposto “no” alla distribuzione dei migranti decisa dal Viminale. Il Veneto, «con 517mila immigrati», ha concluso Zaia, «ha già dato».

Hanno vinto i residenti o hanno perso tutti?

Ma il premier Matteo Renzi, che ha telefonato al primo cittadino di Treviso, ha ribadito la linea del Governo: «Nessuna regione o comune può chiamarsi fuori, l’ accoglienza ai profughi va garantita, perché è un dovere costituzionale e l’ Italia è un Paese solidale».

Intanto, in molti parlano di disegno, perché sono scoppiati disordini anche altrove, e soprattutto a seguito di quanto accaduto a Casale San Nicola, a nord di Roma, dove alcuni residenti, affiancati da militanti di estrema destra del movimento Casapound, hanno bloccato la strada e lanciato sassi e altri oggetti verso gli agenti di polizia, all’ arrivo di un pulmino con 19 richiedenti asilo.

Il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, ha dichiarato ad una Tv veneta, che «ci dev’ essere una strategia dietro a tutto questo, qualcuno a Roma sta cercando lo scontro, altrimenti non si spiegano scelte così demenziali». Dall’ altra parte, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha parlato di «una tensione oggettiva sulla quale si sta speculando e sulla quale si stanno compiendo atti gravi». Quanto al Prefetto di Roma, Franco Gabrielli, ha avuto parole dure verso i violenti: «Ciò a cui abbiamo assistito», ha detto, «è una cosa indecente e indecorosa. Auspico che le forze dell'ordine denuncino, in modo tale che queste persone abbiano sulla propria fedina le cose di cui si sono macchiate».

«I sindaci della Marca sono al fronte», ha concluso il primo cittadino di Treviso, Manildo, «lasciati soli dal ministro dell’ Interno Angelino Alfano, che invito a venire qui,  e dal prefetto Marrosu, sua emanazione sul territorio. Qualcuno ha parlato di razzismo, ma non c’ entra nulla, qui ci sono solo cittadini allo stremo».

Infatti, non appena il sindaco di Quinto ha annunciato che i profughi sarebbero stati spostati entro 24 ore, è tornata la calma. E sembra che anche gli altri 63 di cui era stato annunciato l’ arrivo, andranno direttamente altrove. Erano stati gli stessi residenti a segnalare la caserma Serena, base militare dismessa, al confine fra Treviso e Casier, come possibile sistemazione. Lo stabile è proprietà del ministero della Difesa, pertanto non è competenza dei due comuni interessati. E proprio lì i profughi venerdì pomeriggio sono stati trasferiti.

Vittoria dei residenti, si è sentito gridare. Ma siamo davvero sicuri che si tratti di una vittoria? Oppure in questa vicenda, abbiamo tutti perso?

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