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Scaparro: ai giovani servono regole

Il braccio di ferro tra chi vive la movida e chi la subisce è anche un fatto generazionale. Il parere di Fulvio Scaparro, psicoterapeuta.


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La battaglia tra chi è favorevole alla movida e chi no  è anche generazionale, se è vero che per il 92 per cento dei giovani tra i 18 e i 29 anni questo fenomeno è visto come qualcosa di positivo: sono i luoghi della città dove si può passeggiare, mangiare, bere, stare insieme con gli amici trascorrendo ore piacevoli. Questa percezione scende al 24,6 per cento tra le persone dai 65 anni in su. In questa fascia di persone la percezione di movida (alcuni, più del 18 per cento non sa neppure cosa sia) è soprattutto negativa (35,3 per cento) e significa zone della città dove ci sono troppi locali, dove le persone si ubriacano, schiamazzano. Insomma, posti da cui stare bene alla larga. Questo secondo l’ indagine Fipe-Censis 2013.

E chi ci abita, in quelle zone caotiche e affollate di sera, si lamenta. Anzi, è proprio esasperato.

«Quando si parla di movida, i giovani fanno i giovani e gli inquilini dei quartieri fanno gli inquilini, cioè i cittadini arrabbiati», commenta Fulvio Scaparro, psicoterapeuta. «Tutti hanno ragione e nessuno ha ragione».

«La cultura del rischio, vivere con il gusto della trasgressione è tipico degli adolescenti e dei giovani. Nessuno di noi, quando giudica un ragazzo, deve dimenticare di essere stato ragazzo anche lui. Personalmente penso di essere stato fortunato, se ora sono qui a insegnare e non in galera, rispetto a ciò che ho combinato tra i 15 e i 18 anni. Mi sembra di sentire ancora i graffi del filo spinato di quando scappavo per non farmi sorprendere nel campo del vicino».

- Cosa si deve fare, dunque, come adulti, per tutelare i ragazzi rispetto al bere e alla mala movida?

«Porre dei limiti, se non c’ è limite al trasgredire, in fondo non esiste neanche la trasgressione. La sicurezza dell’ impunità rende la trasgressione una buffonata. I giovani portano i loro comportamenti al limite del pericolo per farsi notare, anche dagli adulti, genitori, insegnanti, oltre che dagli amici. Sarebbe bello che capissero che la vera trasgressione, oggi, è proprio essere diversi e non trasgredire affatto».


- E riguardo a un maggiore ordine nelle città di sera, cosa si può fare?

«Di nuovo le autorità devono prendersi la responsabilità di dare delle regole e poi di farle rispettare, rischiando di risultare impopolari. Il fatto che si parli male della movida in Italia e perché non si è stati capaci di intervenire con regolamentazioni serie e così sono scattati i giochi di forza tra inquilini, esercenti con tutte le conseuguenze che vediamo».


-Notti più ordinate e silenziose?

«La notte nelle città non deve essere morta. Non può essere occupata solo dal silenzio. Ma certamente neanche dalla maleducazione. Al mattino dopo la movida del sabato sera ci sono bicchieri e bottiglie abbandonate ovunque. Questa non è mala movida è semplicemente maleducazione. E maleducati non sono solo i ragazzi, ma anche gli adulti. Basta guardarsi in giro di notte. Non ci sono solo ragazzi, ma quarantenni, cinquantenni e persino sessantenni che non sono certo modelli di comportamento».

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