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«La vergogna è la porta che apre alla guarigione dell'anima»

«E' una grazia, libera dal peccato», ha sottolineato il Papa: «dona umiltà e aiuta a chiedere perdono. Dio è l’ onnipotente: cancella, ci abbraccia, ci accarezza e ci perdona».


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E' un bene che ci sia. «La vergogna è una grazia», ha detto stamane il Papa a Santa Marta, secondo quanto riportato dalla Radio Vaticana, perché «apre la porta alla guarigione» dal peccato. Commentando la Prima lettura tratta dal profeta Baruc (si parla della disobbedienza alla legge di Dio, cioè del peccato), Jorge Mario Bergoglio ha osservato che «nessuno può dire: ‘Io sono giusto’ o ‘io non sono come quello o come quella’ . Io sono peccatore. Io direi che quasi è il primo nome che tutti abbiamo: peccatori».

Per il Papa, tutti «siamo peccatori» perché «abbiamo disobbedito, sempre in rapporto con il Signore: Lui ha detto una cosa e noi ne abbiamo fatto un’ altra. Non abbiamo ascoltato la voce del Signore» che «ci ha parlato tante volte». Il peccato, dunque, è «ribellione», è «ostinazione» nel seguire le «perverse inclinazioni del nostro cuore» cadendo nelle “«piccole idolatrie di ogni giorno»: «cupidigia», «invidia», «odio» e in particolare, «maldicenza», quello «sparlare» che Francesco definisce la «guerra del cuore per distruggere l’ altro».

Il «peccato», scrive l'agenzia di stampa Sir sintetizzando0 le parole del Santo Padre, «rovina il cuore, la vita, l’ anima, indebolisce, ammala. Non è una macchia da toglierti. Se fosse una macchia, basterebbe andare alla tintoria e farsi pulire». Invece, «il peccato è un rapporto di ribellione contro il Signore». Per il Papa, se si pensa che il peccato «è brutto in sé stesso, ma brutto contro il Signore che è buono» allora «invece di entrare in depressione sento quel grande sentimento: la vergogna, il disonore di cui parla il profeta Baruc». «Quando il Signore ci vede così, vergognati di quello che abbiamo fatto, e con umiltà chiedere perdono, Lui è l’ onnipotente: cancella, ci abbraccia, ci accarezza e ci perdona». «Lodiamo oggi il Signore – ha concluso – perché ha voluto manifestare l’ onnipotenza proprio nella misericordia e nel perdono».

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