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San Teonisto riabbraccia le opere d'arte sopravvissute a Napoleone e alla guerra

Sabato 13 gennaio una cerimonia segnerà il ritorno nell'antica chiesa trevigiana di 19 delle 22 opere pittoriche che erano patrimonio dell’ edificio monastico sino alla sottrazione del 1810 e che scamparono ai bombardamenti del 1944.


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Sabato 13 gennaio alle 11.30 una cerimonia pubblica segnerà il ritorno in San Teonisto, antica chiesa trevigiana, di 19 delle 22 opere pittoriche che erano patrimonio dell’ edificio monastico sino alla sottrazione napoleonica del 1810.

Quando, per effetto dei decreti napoleonici, il monastero di San Teonisto, nel cuore di Treviso, venne demanializzato, tre delle opere d’ arte presenti nella chiesa vennero confiscate per convogliarle alle Gallerie milanesi di Brera, e inviarle al Louvre. In realtà non finirono più in Francia, ma anche dopo il 1815 restarono demaniali.

Con alcune integrazioni di altre opere di origine trevigiana, i maggiori teleri restarono visibili nella chiesa riconsacrata ma, durante la seconda guerra mondiale, subirono le conseguenze del grave bombardamento del 3 dicembre 1944 e vennero quindi ricoverati presso la Soprintendenza a Venezia.

Con il riallestimento dei Musei civici del 1952, curato da Luigi Coletti, il ciclo dei Santi Benedettini e tutti i teleri del presbiterio vennero esposti nelle sale dedicate al Seicento del Museo Bailo e dal 2010 al 2015 furono in parte riallestiti nella Pinacoteca del museo di Santa Caterina. Ora tornano sui muri per i quali erano stati dipinti, restituiti nella loro originaria bellezza da un accurato intervento di restauro di cui si è fatta carico la Fondazione Benetton, che consentirà alla cittadinanza di godere nuovamente di queste importanti opere pittoriche.

Le grandi tele furono commissionate nel corso del Seicento dalle monache benedettine che avevano eretto il convento e la chiesa di San Teonisto a illustri pittori dell’ epoca quali Jacopo Lauro, Carletto Caliari, Matteo Ingoli, Bartolomeo Scaligero, Pietro della Vecchia, Ascanio Spineda, Alessandro Varotari detto il Padovanino, Matteo Ponzone, Paolo Veronese e Antonio Fumiani.

A rendere possibile l’ evento del loro rientro, per molti versi storico, è il completo restauro di San Teonisto, voluto e finanziato da Luciano Benetton, che ha riconsegnato alla città un importante patrimonio storico per lo svolgimento di attività culturali.

I dipinti inizialmente sottratti a San Teonisto erano 22, taluni di grandissime dimensioni. A tornare sono oggi “solo” 19 di essi, anzi 18 perché una delle pale d’ altare, “Le nozze di Santa Caterina” del Lazzarini, inserita nelle esposizioni stabili della Pinacoteca Civica, resta nelle sale dei Musei Trevigiani. In sostituzione di essa, dalla Pinacoteca giunge però la pala della “Madonna del Rosario e i santi Domenico e Rosa” di Jacopo Lauro. Una sostituzione per nulla casuale. Questa pala, infatti, era già stata collocata in San Teonisto allorché un dipinto della stessa chiesa, il “Martirio di Santa Giuliana” era finito al Castello Sforzesco di Milano, dove ancora è conservato. All’ appello mancano ora tre capolavori. Oltre al già citato “Martirio di Santa Giuliana” di Carletto Caliari, ora di proprietà dello Sforzesco, la pala dell’ altare maggiore di Jacopo Palma il Giovane “Martirio dei Santi Teonisto, Tabra e Tabrata” (1603) ancora nei depositi di Brera dopo il rientro dal prestito alla chiesa parrocchiale di Brusuglio.

La terza delle opere mancanti, “Le Nozze di Cana” di Paolo Veronese e bottega (1580), è custodita nella Sala Gialla di Palazzo Montecitorio.

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