Sagra umbra, inno alla libertà

La manifestazione propone un programma ricco di contenuti e suggestioni. Il cardinal Gianfranco Ravasi ha scelto le parole "Liberaci dal male" del “Padre nostro” come tema ispiratore per i musicisti che hanno aderito al concorso di composizione.

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“Liberaci dal male”. Nella recita del “Padre nostro” questa invocazione finale si carica di contenuti. E induce a riflessioni che la realtà che ci circonda rendono spesso inquietanti. Il Cardinal Gianfranco Ravasi ha scelto le ultime parole del “Padre nostro” come tema ispiratore per i musicisti che hanno aderito al Concorso di composizione indetto dalla Sagra Musicale Umbra ed intitolato a Francesco Siciliani, grande direttore artistico che della Sagra fu l’ anima.

Il tema della Libertà in senso lato è così diventato il filo rosso della 69ᵃ edizione (Perugia e territorio, dal 6 al 14 settembre): il Festival, che propone uno dei più bei programmi mai impaginati, oltre a concludersi con l’ esecuzione del brano di Giovanni Bonato vincitore del Concorso, ospiterà una Lectio magistralis dello stesso Cardinal Ravasi il 13 settembre, dal titolo “Libera nos a malo – la libertà”.

Sorge spontanea la considerazione che la musica, come tutta la cultura, assurge ad un ruolo ancor più grande e elevato quando, oltre ad essere diversivo e gioioso riempimento del tempo libero, stimola volutamente lo spirito, il pensiero, la riflessione. Tutto questo è possibile? Possiamo pretenderlo dalle associazioni culturali, dagli organizzatori, dai direttori artistici? E, soprattutto, non è questa la dimensione che distingue la grande musica e la grande cultura dalle banalità solo commerciali?

Nella presentazione del programma il direttore artistico Alberto Battisti sottolinea un secondo riferimento che lo ha guidato nella scelta delle musica e degli eventi: “i venticinque anni dalla caduta del muro di Berlino, quando un formidabile vento di libertà spazzò via dall'Europa gli ultimi tiranni”. “La musica - continua Battisti - ha lasciato testimonianze altissime dell'aspirazione costante alla libertà, sia in senso religioso che nella copiosa mèsse di lavori scaturiti dall'impegno civile dei compositori. Ripercorrere questo itinerario significa anche sprofondare nella cognizione del dolore ma al tempo stesso alimentarsi della speranza in un mondo migliore, liberato dal male”.

Eccole dunque alcune suggestioni (fra le moltissime) raccolte: “Il ratto dal serraglio di Mozart, che parla di un harem, della condizione femminile nel mondo musulmano, di un maldestro tentativo di liberazione, ma soprattutto parla di clemenza e giustizia. La mort d'un tyran, composta da Darius Milhaud su un antico testo di Elio Lampridio raccolto nella Historia Augusta nella traduzione francese di Denis Diderot”, dove si narra la morte di Commodo. Le preghiere di Maria Stuarda, di Boezio e del Savonarola prima dell'esecuzione capitale, che formano il trittico immortale dei “Canti di prigionia” che Luigi Dallapiccola compose durante la Seconda Guerra Mondiale”.

“Mentre - sottolinea ancora Battista - sarà a San Gemini che il nostro itinerario verso la libertà troverà quello che forse è il suo vertice emotivo. Gary Graden e il meraviglioso Coro di St. Jacob di Stoccolma daranno vita alla toccante musica di Poulenc sui versi di Paul Eluard, scritti in una Francia calpestata dal terrore nazista. L'ultimo pezzo della cantata “Figure humaine” è infatti composto su una delle più intense testimonianze di civiltà scaturite negli orrori del secolo breve: “Liberté”. Sia questa l'epigrafe di tutto il Festival”.

Il programma completo di una rassegna imperdibile, con titoli, date e luoghi si trova sul sito www.perugiamusicaclassica.com. Per gioire e riflettere.

l'Orchestra da camera di Perugia. In alto: il St Jacob's Chamber Choir Stoccolma con Gary Graden.
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