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Il giornalismo d'inchiesta fa bene, il vaccino di più

Il servizio di “Report” sul tema ha diffuso un allarmismo eccessivo. Non possono essere né i giornalisti né i politici a decidere che cosa fa bene alla salute: lasciamo parlare la scienza.


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Report (Rai3, lunedì ore 21.30), trasmissione lanciata da Milena Gabanelli e oggi affidata a Sigfrido Ranucci, è uno dei rari esempi di giornalismo televisivo di inchiesta documentato ed efficace, capace di indagare a fondo e tutt'altro che compiacente verso i poteri forti.

Ma può capitare che anche le migliori intenzioni sortiscano un esito discutibile – e largamente discusso – com'è successo dopo la messa in onda del servizio sui vaccini contro il papilloma virus (Hpv), in onda nella puntata del 17 aprile scorso.

Il filmato sulla vaccinazione contro il tumore al collo dell'utero ha aperto alcuni interrogativi sui possibili effetti avversi e sulla conseguente necessità di vigilanza farmacologica. Il servizio, soprattutto nel finale, ha dato l'impressione di prendere una posizione complessivamente negativa contro i vaccini e, a partire da questo “assunto”, ha suscitato reazioni polemiche prima fra i medici e i membri della comunità scientifica e poi fra le forze politiche nostrane.

Non possono e non devono essere i giornalisti a sancire l'eventuale pericolosità di un dispositivo medico e anche nel sollevare i pur legittimi dubbi c'è modo e modo di operare per (non) condizionare a priori l'opinione pubblica, che generalmente si fida di quello che i media dicono. Il principio di “responsabilità sociale” ha un peso ancora maggiore per i personaggi politici, che dovrebbero una volta per tutte (imparare a) resistere alla tentazione di buttare sempre in rissa ogni argomento alimentando il pernicioso calderone della polemica politica a tutti i costi.

Siamo alquanto stufi di veder sorgere con ogni pretesto le tifoserie di chi è “pro” o “contro” qualcosa o qualcuno per partito preso (letteralmente...) e di assistere a continui scontri mediatici tra “favorevoli” e “contrari”, basati soltanto sulla volontà di trovare un ulteriore megafono per la propria propaganda, a prescindere dal contenuto effettivo del dibattito.

Questo vale ancora di più quando c'è di mezzo la salute delle persone, argomento su cui nessuno può sentirsi autorizzato a speculare in alcun modo o – peggio – ad azzardare ipotesi non supportate da dati scientifici certi e inoppugnabili. Ciascuno è libero di esprimere la propria critica e di formarsi una propria opinione, ci mancherebbe altro... Ma su argomenti tanto delicati non si possono mettere sullo stesso piano dati scientifici accertati e ipotesi aleatorie minoritarie. E non sono ammessi secondi fini da parte di nessuno, tanto meno da parte di qualche arruffapopolo convinto di essere in campagna elettorale perenne. Contro la disinformazione e la polemica faziosa non c'è vaccino che tenga.

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