Religiosi, termina un "Anno Santo" un po' dimenticato

Con una veglia in Vaticano, un convegno e una Messa del Papa martedì prossimo si chiude l'Anno speciale sulla vita consacrata. La crisi delle vocazioni e le questioni aperte tra collaborazione e gelosie. La chiusura della Misna

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Con una veglia di preghiera questa sera giovedì 28 gennaio, un convegno internazionale e la Messa del Papa martedì due febbraio nella basilica di san Pietro, termina l’ Anno Santo dedicato alla “Vita consacrata”, che Bergoglio aveva indetto per il 2015 ispirandosi alla concomitanza del 500° anniversario della nascita di Santa Teresa di Avila e di San Filippo Neri e del bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco. Non ha avuto grande attenzione da parte dei media, in alcune diocesi soprattutto in Africa e in Asia si sono fatte molte iniziative, mentre in altri luoghi è rimasto in ombra. Eppure le riflessioni che sono state prodotte in numerosi incontri a livello locale e centrale a Roma restano come materiale di approfondimento non solo per le suore, i religiosi sacerdoti e i religiosi non sacerdoti in un momento in  cui la crisi degli istituti religiosi si rivela assai pesante tra diminuzione delle vocazioni, invecchiamento, problemi economici, concorrenza tra i carismi che richiede una messa a punto per evitare sovrapposizioni e perdita di identità con relativa emarginazione e irrilevanza sociale. Il papa che è intervenuto più volte in udienze speciali ai religiosi ha invitato a “rinnovare la dimensione ecclesiale e profetica della consacrazione religiosa”. Nell’ udienza alle suore e ai religiosi della diocesi di Roma ha sottolineato che  vescovi e religiosi devono collaborare “per fare l’ armonia della Chiesa”.

 L’ arcivescovo José Rodriguez Carballo, segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica ed ex- ministro dei Frati minori ha spiegato, in un’ intervista all’ Osservatore Romano, che “l’ Anno è stato anche una nuova opportunità affinché la vita consacrata continui a uscire dai propri “nidi”, abbandoni l’ autoreferenzialità e, con rinnovato ardore, cammini verso le periferie esistenziali e verso le avanguardie della missione ai vicini e ai lontani. Inoltre è stato anche un’ occasione per approfondire la teologia della vita consacrata e il posto che essa occupa nella Chiesa, popolo di Dio. In molti convegni e in tante pubblicazioni si sono approfonditi i suoi elementi essenziali: consacrazione, vita fraterna in comunità, e missione. Grazie poi agli incontri dei religiosi e consacrati di diversi carismi, questo anno è stato un momento bello e importante di reciproca conoscenza e di collaborazione nei diversi campi di missione tra istituti diversi”.

La collaborazione tra Istituti religiosi è sicuramente un problema che è stato messo in luce anche dalla vicenda della Agenzia Misna. Proprio durante l’ Anno della Vita Consacrata quattro congregazioni religiose (Comboniani, Saveriani, Missionari della Consolata e Pime) hanno deciso di chiudere la voce più autorevole delle periferie del mondo, nonostante la proposta della Conferenza episcopale italiana di intervenire finanziariamente per salvarla. Ed è quello che ha sottolineato anche Fra Mauro Johri, ministro generale dei Frati minori eletto proprio durante l’ Anno della Vita Consacrata nuovo presidente dell’ Unione dei Superiori generali di tutto il mondo: “Dobbiamo intensificare la collaborazione tra gli Istituti”. Tale sottolineatura è stata ripetuta come un mantra in tutti gli incontri sia a Roma che a livello locale e sembra questo essere il vero nodo oggi da sciogliere per affrontare la crisi. Il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per i religiosi ha chiesto a tutti i consacrati, in occasione della presentazione della terza lettera del dicastero intitolata “Contemplate. Ai consacrati e alle consacrate sulle tracce della Bellezza” il 22 dicembre scorso che “non è più tempo di una spiritualità individuale, ma di una spiritualità di comunione, perché la Chiesa non è un cammino che si fa da soli, ma insieme”.

E’ l’ unico modo per affrontare la crisi anche delle vocazioni. La più consistente riguarda le suore. Nel 2014, ultimi dati ufficiali dell’ Annuario statistico della Chiesa, sono diminuite nel mondo di oltre dieci mila unità, la quota più alta degli ultimi anni. Oggi le suore nel mondo sono circa 700 mila. Il dato negativo interessa tuttavia solo Europa e America dove le suore diminuiscono di quasi 14 mila unità compensate da un aumento in Africa e in Asia. Anche i religiosi sacerdoti sono diminuiti di 320 unità nel mondo e oggi sono 134 mila. Invece aumentano i religiosi non sacerdoti, i cosiddetti “fratelli laici”, in tutto il mondo esclusa l’ America. Attualmente sono circa 55 mila. Poche settimana fa la Santa sede ha pubblicato un documento dedicato proprio a loro, “Identità e missione del fratello religioso nella Chiesa”, nel quale si sottolinea che essa deve essere più valorizzata. Anche questa resta una questione aperta.

In particolare si discute da anni della possibilità di eleggere un superiore, locale, provinciale o generale, tra le fila dei membri non sacerdoti di una Congregazione religiosa. I Francescani avevano posto il problema con una lettera a Papa Benedetto, ma una risposta non è mai arrivata. Anche i Benedettini, i Cistercensi e i Trappisti aveva appoggiato la richiesta avanzata dai Francescani. Il 29 novembre 2013 fu l’ allora Ministro generale dei Frati minori, che nel frattempo è stato eletto capo di tutti i Superiori generali del mondo Fra Mauro Johri, a sottoporre di nuovo la questione a papa Francesco, chiedendogli se fosse possibile attendersi una risposta in tempi ragionevoli.  Oggi non si può, perché il Diritto canonico lo esclude. Sarebbe necessaria una revisione. Ma il segretario della Congregazione dei religiosi, monsignor José Rodríguez Carballo, presentando in Vaticano il documento sui fratelli laici lo scorso dicembre, ha aperto uno spiraglio annunciando che a Papa Francesco verrà chiesto di convocare una commissione speciale per affrontare la questione.

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