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Quelli che non vogliono le mamme che allattano al seno, perché dà scandalo

E' la cosa più naturale e bella da vedere, una madre che nutre il proprio bambino al seno, l'ultima di cui vergognarsi. Peccato che non la pensino così a Bologna, dove una giovane madre, borsista all'Università Alma Mater. è stata allontanata perché voleva allattare il figlio di 5 mesi. Ed è accaduto a Palazzo d’ Accursio, in una sede del Comune. Ma era successo anche a Imperia, dove una mamma che aveva cercato di allattare in un ristorante ne era stata allontanata.


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“Mi dispiace, qui cibi e bevande non sono ammessi, non posso fare eccezioni”. Di fronte al diktat perentorio quanto sbrigativo del custode e al conseguente invito ad abbandonare i locali della mostra, deve essere rimasta a dir poco basita Chiara Cretella, assegnista di ricerca presso l’ Alma mater di Bologna. Non aveva in mano un cono gelato, non voleva mangiarsi una pizzetta né consumare una bibita passando da un quadro all’ altro dell’ esposizione. Teneva in braccio un bimbo di cinque mesi che urlava per la fame e aveva chiesto semplicemente di allattarlo in un angolo di un locale riscaldato. Peccato che il fattaccio - come chiamarlo in altro modo?- sia successo in una città accogliente e in genere tutt’ altro che bacchettona come Bologna.

 

La stessa protagonista è apparsa incredula testimoniando con amarezza quanto le è successo. Pochi giorni fa si trovava a Palazzo d’ Accursio, sede del Comune, nella cornice meravigliosa di Piazza Maggiore. Era lì per lavoro, doveva tenere una relazione durante un convegno in svolgimento in Cappella Farnese. Anche questo un luogo simbolo, ex cappella del Legato pontificio dove fu incoronato Carlo V e oggi sede prestigiosa di eventi, ma piuttosto gelida oltre che affollata, e quindi poco adatta all’ allattamento di un neonato. E così Chiara, prima di tenere la sua relazione, aveva cercato un posto più caldo - e anche più tranquillo - per allattare il suo bambino. L’ aveva individuato nei locali adiacenti dove è ancora in corso la mostra dedicata a Wolfango. Si era già seduta quando il custode, indovinando le sue intenzioni, l’ ha invitata ad allontanarsi.

 

Un gesto dettato da ignoranza condita con il più ottuso perbenismo? Senza dubbio. Ma ci vuole anche una buona dose di volgarità nel paragonare l’ allattamento di un bambino al consumo di patate fritte e pop corn. Il papà del piccolo ha protestato, ha cercato di farlo ragionare ma poi, di fronte alla sua intransigenza, ha dovuto desistere.

 

La vicenda poco onorevole, per fortuna, ha avuto un lieto fine. Chiara ha pensato di tentare una seconda volta nelle sale della Pinacoteca comunale, al piano di sopra, “piene di immagini della Madonna col Bambino”. La custode, pensionata e perciò volontaria ma soprattutto dotata di buon senso, le ha dato volentieri il via libera e così il piccolo ha smesso di piangere e la ricercatrice ha potuto tenere la sua relazione.

 

La macchia però rimane e così l’ amarezza per l’ assurdità della vicenda. Mentre non sono mancate proteste e flash mob, in seguito all’ episodio di Bologna e all’ altro di Imperia, dove una mamma che aveva cercato di allattare in un ristorante ne era stata allontanata, è partita una petizione on line per chiedere una legge che tuteli il diritto all’ allattamento nei locali pubblici. Al momento sono già state raccolte 26.000 sottoscrizioni.

 

Niente da eccepire, anche se viene spontaneo porsi una domanda. Chi può provare fastidio o peggio sentirsi offeso da una mamma che allatta? E sale la tristezza se per tutelarla, nel tempo delle pari opportunità e dei “Fertility day”, si è reso necessario invocare la legge.

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