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Quelli che mettono giù il pallone e prendono i voti

Il rugbista Ruggero Trevisan ha svelato l'arcano del suo ritiro: ha lasciato la Benetton Treviso per il seminario. Una scelta radicale che nello sport, però, ha illustri precedenti. Scopriamoli.


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Se la linea della vita fosse una retta, lo sbocco naturale di un rugbista, di un calciatore, di una pallavolista sarebbe una panchina o qualcosa di simile. Ma non è così la strada. Meno che mai per quelli come Ruggero Trevisan, che alla Gazzetta dello sport ha svelato l’ arcano del suo precoce ritiro dal rugby giocato. Lasciava a 25 anni  la Benetton Treviso, mica una squadretta. Non si trattava di stanchezza, né di saturazione da troppi infortuni come qualcuno aveva ipotizzato in assenza di motivazioni chiare, “solo” di un’ altra scelta di vita: il seminario, l’ abito talare. Il fatto è che non poteva dirlo, c’ era, nel periodo di verifica, la consegna del silenzio da rispettare. Ora il percorso si definisce e il segreto è stato svelato.

Per il mondo dello sport è un fulmine a ciel sereno come sempre in questi casi, che sono più numerosi di quanti immagineremmo. Hanno seguito quella strada don Davide Brusadin, che davanti al bivio tra la Serie D e il calcio professionistico, ha scelto la prima e la facoltà di ingegneria, e,  dopo, il seminario. È stato ordinato sacerdote poco più di un anno fa. Dall’ altra parte del mondo, nel campionato di calcio americano, lo stesso in cui ha giocato David Beckham, ha fatto lo stesso Chase Hilgenbrinck, professionista lo era già, difensore del New England Revolution. Ha lasciato a 26 anni per entrare al Saint Mary seminary di Emmitsburg, nello Stato del Maryland.  È sacerdote cattolico dal maggio dello scorso anno nella diocesi di Peoria. Don Davide Tisato, che, per la talare, ha rinunciato alla maglia delle giovanili del Chievo, è il sacerdote appena ordinato che abbiamo visto affacciarsi, rompendo il protocollo, dietro a Papa Francesco, all’ Angelus, il 27 aprile scorso, subito dopo che aveva ordinato 18 sacerdoti in Vaticano.

Altre scelte, partite da carriere sportive in più spedita corsa, sono state anche più radicali: Joachim Rafael de Fonseca era tra quelli che alzarono la Coppa delle Coppe e lo scudetto portoghese nel 1964 con lo Sporting Lisbona, chi l’ ha conosciuto in anni recenti mai avrebbe indovinato quel passato, e l’ amicizia con il rivale Eusebio, sotto il saio di Fra Paolo, abile apicoltore alla Certosa di Serra San Bruno in Calabria. Al grande silenzio Fra Paolo è arrivato nel 1968, alla Grand Chartreuse del del Delfinato, proprio quella resa famosa dal film. Aveva 27 anni.

Michela Amadori, che giocava nella nazionale juniores di pallavolo con Francesca Piccinini ed Elisa Togut, una squadra promettentissima, che ha dato linfa a una della Nazionali azzurre più forti di sempre, ha fatto come fra Paolo: ha seguito lo scarto della linea della sua vita fino alla clausura delle Carmelitane nel 2005.

Altri come Graziano Lorusso, che nel 1991 ha giocato un mondiale under 17 in azzurro con un certo Alessandro Del Piero, hanno scelto la veste restando nel mondo: padre Graziano ora è sacerdote e frate francescano in Puglia, e chi lo conosce dice che ci sa fare con i giovani perché sa fare spogliatoio.  

Suor Giovanna Biggi aveva cinque presenze nella nazionale di pallacanestro, quando ha deciso di entrare nell’ ordine delle Chieppine. Era il 1974. L’ anno scorso mentre festeggiava 38 anni di vita religiosa, di cui molti insegnando ai bambini, ha fatto sapere di non aver rimpianto un minuto di aver risposto a quella chiamata. Perché sì dicono tutti così: se il Signore ti chiama metti giù il pallone e vai.  

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