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Quei rifugiati trattati come maiali

L'inchiesta della Dda di Catanzaro sul Cara di Crotone, che ha coinvolto anche il parroco di Isola Capo Rizzuto, rivela un sistema criminoso che non può gettare fango su tutto il sistema ma che va perseguito senza sconti


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Le mani della ‘ndrangheta sul Centro di accoglienza richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. Pasti fantasma mai forniti, falsi servizi, false prestazioni regolarmente pagate dallo Stato, mazzette per chiudere un occhio. Perfino il cibo per maiali servito alla mensa per lucrare sui finanziamenti. Il ministro degli Interni Minniti dice che “è una vicenda odiosa, una ferita per la civiltà del nostro Paese”.

Ho visitato quel centro nel 2009. Non si tratta diun centro di accoglienza qualsiasi.  L’ ex base dell’ Aeronautica riconvertita nel 1999 per via degli sbarchi in Puglia dei kosovari, è divenuta la porta istituzionale di ingresso dei clandestini provenienti dal Sud del mondo. Dopo Lampedusa è il secondo “passaggio a Nord”. Ancora ricordo il sacrificio e l’ abnegazione di tanti volontari che si spendevano per la dignità dei profughi accolti, dai cuochi ai parrucchieri. Tutta gente tradita dal business scoperchiato dalla Dda di Catanzaro, che ha portato in carcere 68 persone, per lo più esponenti del clan Arena, arrivando a coinvolgere anche il governatore della Misericordia  e il parroco di Isola Capo Rizzuto don Edoardo Scordio. Come si è potuti arrivare a tanto?
Proprio ieri il parroco nel corso dell’ interrogatorio di garanzia davanti al Gip, ha respinto tutte le accuse. Le accuse però sono molto gravi: la Chiesa locale avrebbe ricevuto 132 mila euro in cambio dell’ ”assistenza spirituale” agli immigrati del centro. Il parroco sostiene che quei soldi sono serviti per lavori nella parrocchia. Ma secondo la Dda questo tipo di servizio non era assolutamente previsto nella convenzione della gara d’ appalto.

Fatta salva la presunzione di innocenza che si deve a tutti gli imputati, qualche considerazione va fatta su questa vicenda, che ricorda quella romana legata a Mafia Capitale sulla gestione dell’ accoglienza per immigrati. Siamo in presenza probabilmente di una mela guasta che non può gettare fango su tutto il sistema dell’ accoglienza in Italia. Ma proprio per questo non si può sottovalutare. L’ indagine della Dda riguarda anche una lunga serie di controlli inefficaci o mai attuati da parte delle istituzioni, compresa la Prefettura, di pressioni e irregolarità per far vincere la Misericordia locale nella gara per l’ affidamento di uno dei centri per irifugiati più importanti d’ Europa. Fa bene il ministro Minniti a voler vederci chiaro inviando ispettori chiamati a svolgere un’ inchiesta in meno di un mese. “Inaccettabile che l’ accoglienza possa diventare terreno per attività mafiose e corruttive”. In ballo ci sono valori fondanti per uno Stato di diritto: non si può speculare a spese di gente che scappa dalla fame e dalla guerra, trattandoli come maiali, intascandosi per fini privati i sovvenzionamenti pubblici. Un reato perfino peggiore della semplice corruzione. Va salutato con favore anche il piano del Viminale che prevede controlli a tappeto nelle strutture d’ accoglienza. Tornando al Cara di Isola Capo Rizzuto, il presidente dell’ Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone sottolinea che a seguito delle prime indagini ci si era convinti che “il settore servizi sociali, medaglia di quel volontariato così forte in Italia, era stato macchiato da interessi.” Da qui l’ idea di segnalare in un albo i fornitori delle strutture “per evitare la presenza di organizzazioni mafiose, in quanto hanno buon gioco a mettere i loro interessi nel settore”.Un’ idea da realizzare.  Il marcio deve essere rimosso in nome delle migliaia di volontari e professionisti che ogni giorno lavorano per tenere alta l’ asticella dell’ umanità degli italiani.

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