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Quegli universitari che non sanno scrivere perché non leggono

«È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente». Questo si leggeva nella lettera inviata da oltre 600 docenti al Governo in febbraio: è vera emergenza? Siamo entrati in due scuole medie per avere risposte


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Nella sala professori della Scuola media Mameli di via Linneo, a Milano, i docenti di Lettere discutono di ortografia e sintassi, di matita rossa e blu. Si è conclusa da qualche giorno la settimana di consolidamento e potenziamento, un breve periodo al termine del primo quadrimestre in cui i ragazzi di classi parallele seguono corsi specifici, con docenti spesso diversi dai propri, per colmare lacune o potenziare alcune competenze: si ripassano i verbi, l’ analisi logica, si lavora sulla comprensione del testo. Repetita iuvant, si spera, per evitare che le carenze linguistiche accompagnino in futuro i ragazzi fino all’ università, dove oggi permangono ostinate, come assicurano i 600 docenti degli atenei italiani che hanno firmato recentemente una lettera aperta contro il declino dell’ italiano a scuola.

«Gli errori più comuni riguardano l’ ortografia, dall’ uso delle maiuscole a quello di apostrofi e accenti. Poi si passa alle difficoltà morfologiche: i pronomi (li al posto di gli, per esempio), l’ alternanza impropria di presente e passato all’ interno di uno stesso testo scritto, il ridotto uso dei tempi della possibilità». Elisabetta Birondi, docente da vent’ anni e mamma di sei figli, va oltre: «Manca il congiuntivo, è come se i ragazzi non sapessero più desiderare: sono accontentati subito in tutto. A scuola dobbiamo fare anche esercizio di desiderio».

«Oggi vivono di cose superficiali, non si fermano a rišettere», aggiunge Alessandra Bertana, docente dal 1984. «La carenza lessicale è enorme anche nelle classi sociali privilegiate: si legge poco, si trascorre molto tempo davanti al Pc. I ragazzi non sanno fare una ricerca, non sanno sottolineare e selezionare, non comprendono il testo. Un tempo anche chi non studiava capiva l’ analisi logica se ben spiegata, oggi si fa fatica».

E sulla lettura rincara la dose Concetta Bellanza, molti anni di esperienza alle spalle: «Serve più di ogni altra cosa. Si può far preparare una rubrica personale dove inserire i termini nuovi o ciò che si scrive in modo errato. La nostra generazione non aveva grossi problemi ortografici».

«Perché gli errori devono essere acquisiti come automatismi, possibilmente prima delle medie», aggiunge Ilaria Omedè, 15 anni di esperienza anche come docente di Latino e Greco alle superiori. E punta il dito soprattutto sulla sintassi: «Da un pezzo si vede la subordinazione come il diavolo, si guarda ai criteri di leggibilità di un testo, ma il risultato è che poi mancano gli strumenti per gestire la consequenzialità e la contemporaneità. Si divide tutto in mini segmenti di senso, poi si mettono le virgole. Occorre trasformare le virgole in punti e in due punti, cominciare a costruire l’ ipotassi», allenare il pensiero. E forse rallentare i ritmi e i programmi.

Ma non arrendersi, non aver paura dell’ errore, sanzionarlo e spiegarlo: «Riprendere ciò che alle elementari insegnano come semplici regole: la differenza tra elisione e troncamento, ad esempio. L’ ortografia non deve essere solo un procedimento meccanico, ma diventa anche una riflessione sulla lingua», chiosa Anna Atzori.

La media Mameli si trova al centro di Milano, oltre il 90 per cento degli studenti in uscita si iscrive a un liceo.

In provincia di Roma, media Aldo Moro di Fonte Nuova, alta percentuale di stranieri, i discorsi non cambiano. Forse un po’ la prospettiva. «Gli errori di ortograa sono sempre i soliti, ma noto soprattutto un peggioramento nella sintassi, nella costruzione delle frasi: mancano le congiunzioni», spiega Roberta De Simone, tesi in Storia della lingua italiana con Luca Serianni. Usa anche lei la matita rossa e blu: «Se ci restano male per un voto più basso, forse non ripropongono l’ errore segnalato». Ma anche la matita verde, per evidenziare ciò che è scritto particolarmente bene. Che esiste, assicura. Come esistono i gruppi di potenziamento alla Mameli. Perché le eccellenze ci sono e i miglioramenti sono possibili. Manca, forse, un po’ di ottimismo in più nella scuola italiana di oggi. Manca un po’ di verde.

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