Quando le cure diventano accanimento?

E' giusto continuare ad alimentare artificialmente un corpo che, altrimenti, sarebbe destinato a spegnersi? La posizione della Chiesa.

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C’ è l’ obbligo morale di usare tutti i mezzi (sonde, respiratori...) per prolungare una vita che in altri tempi e luoghi avrebbe una sua conclusione spontanea?       

M. Rosa Z.   

Il sorprendente progresso delle biotecnologie suscita grandi speranze, ma pone seri problemi morali per le applicazioni a oltranza. A riguardo del morire umano, nel dibattito pubblico ritorna la domanda: idratazione e alimentazione artificiali sono misure proporzionate e ordinarie o sproporzionate e, quindi, da rifiutare anche in base a una volontà manifestata in precedenza?

La bioetica d’ ispirazione cattolica sostiene che «in linea di principio» sono misure proporzionate e ordinarie e, quindi, obbligatorie. Non si esclude, tuttavia, che nella situazione concreta «comportino per il paziente un’ eccessiva gravosità o un rilevante disagio fisico legato, per esempio, a complicanze di ausili strumentali» (cfr. Congregazione per la dottrina della fede, Risposte a quesiti dei vescovi statunitensi, agosto 2007).

È determinante, pertanto, nel rapporto di autentica alleanza malato-medico-famiglia, verificare se, nella situazione concreta, quei trattamenti aiutano o compromettono la dignità del morire umano, che non va deliberatamente affrettato (eutanasia), ma nemmeno posticipato ostinatamente.

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