Quando il presepio diventa un caso politico

In una scuola di Bergamo il dirigente lo mette al bando, poi spiega di aver affidato la scelte alla maestra. I genitori protestano, infine la carica dei leghisti presepisti. Storia di una scelta sbagliata

Pubblicità

Sarà anche un caso “amplificato all’ inverosimile” quello che ha come protagonista il presepio della scuola elementare De Amicis di Bergamo, come dice il suo preside Luciano Mastrocco. Il dirigente è da due giorni al centro delle polemiche per la mancata rappresentazione della Natività all’ interno dell’ istituto, voluta  - almeno così si era detto nei primi giorni - per non discriminare i tanti bambini stranieri che lo frequentano (siamo in un quartiere ad alta densità di immigrati). In realtà, ha corretto Mastrocco in una conferenza stampa, non era stato decretato nessun divieto ma era stata data ai singoli insegnanti la facoltà “di decidere cosa fosse meglio in base alla loro specifica realtà scolastica e alla loro esperienza”. Quello della scuola bergamasca non è certo il primo caso che capita in Italia. E’ avvenuto spesso che simboli della cristianità siano stati vietati o rimossi in base alla supposta laicità del luogo pubblico in cui si trovavano.

Peccato che i suddetti simboli della cristianità non siano mai stati “divisivi”, semmai inclusivi. Prendiamo il presepio: al di là del significato di fede di un Dio che si fa bambino per vivere in mezzo agli uomini, è un simbolo di pace, di speranza, di accoglienza, di integrazione. Parla di un bambino nato in una mangiatoia, rimanda a una famiglia che diverrà profuga in terra d’ Egitto, rappresenta un popolo umile, “di periferia”, si direbbe oggi, che accoglie la nascita di un bambino che cambierà il mondo. Dov’ è la divisività? Per un eccesso di zelo nei confronti della laicità dello Stato si dà la possibilità di mettere al bando tradizioni millenarie, amatissime dalle famiglie italiane: e così in nome dell’ integrazione si cancella un simbolo di integrazione.

Un po’ come se si abolissero per decreto i Campanili, le edicole sacre agli angoli delle strade o le facciate delle Chiese per non urtare la suscettibilità degli stranieri che vi passano davanti. Per non parlare delle ambigue strumentalizzazioni politiche cui si prestano bandi di questo genere. A piombare sulla scuola di Bergamo sono arrivati gli uomini della Lega, quelli del dio Po, più cattolici del Papa quando si tratta di difendere i simboli della cristianità. Da Calderoli (che ha proposto un emendamento per togliere il bonus bebè alle famiglie immigrate) al segretario Matteo  Salvini (che in consiglio comunale di Milano propose autobus con posti a sedere divisi tra milanesi ed extracomunitari), eccoli presentarsi carichi di statuette, capannine, dromedari e pecorelle, più devoti alla tradizione di Eduardo de Filippo in Natale in Casa Cupiello. Ora dunque i nostri volenterosi leghisti presepisti facciano uno sforzo ulteriore: vadano a portare un presepio anche nei centri per rifugiati, nei Cie, negli istituti dove sono stati trasferiti i minori di Tor Sapienza. Si rechino in un campo rom a loro scelta, non per propagandare sgomberi che tolgono perfino i bambini dalle scuole, ma soluzioni di integrazione. Perché è lì che nasce il Bambinello.

Pubblicità