Putin, gli Usa e il diritto delle genti

Secondo il diritto internazionale, l'unico intervento legittimo in Siria è quello russo. Ma in questi 25 anni...

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Prima l’ areo russo abbattuto, e uno dei piloti ucciso; adesso l’ invito al Montenegro a entrare nella NATO. Le provocazioni contro Putin proseguono, e quale che ne sia la ragione profonda che comunque richiama una tendenza storica euro-americana viva fin dai tempi della guerra fredda  – l’ oltranzismo occidentale, i numerosi dottor Stranamore che albergano tuttoggi tra le file dei Governi europei e degli Stati Uniti – due cose sono chiare: la prima è che Erdogan sta emergendo nelle ultime settimane come un leader pericoloso per la pace mondiale, qualcosa a metà tra Eltsin e Sarkozy. Eltsin perché anche il predecessore di Putin faceva “affari di famiglia”; Sarkozy, perché il cinico ruolo del presidente turco oggi, ricorda molto quello dell’ ex presidente francese, che in prima persona, il 19 marzo 2011, diede il via ai bombardamenti sulla Libia, mentre era ancora in corso il vertice di Parigi per decidere il concreto da farsi.

Ed ecco dunque la seconda cosa chiara. Stati Uniti e Europa – la loro parte buona, disposta al dialogo – non mettendo un freno alle provocazioni di Ankara e della NATO, e di rilanciare un ruolo dignitoso delle Nazioni Unite.  Quello  stanno rischiando di perdere l’ occasione storica di ripristinare le regole del diritto internazionalecui bisogna avere bene a mente, infatti, è che l’ intervento militare russo in Siria è sì, come tutte le guerre, un fatto doloroso, ma rappresenta una inversione di tendenza netta rispetto a tutti le missioni “umanitarie” della cosiddetta “comunità internazionale” (sempre a guida anglo-americana) che sono tutte avvenute – dalle guerre d’ Iraq e di Jugoslavia degli anni Novanta in poi - in difesa di gruppi e comunità, ribelli ai legittimi Governi centrali. 

Al contrario Putin è intervenuto in Siria – nel rispetto dell’ art. 2 della Carta di San Francisco, che prescrive il rispetto dell’ integrità e della sovranità degli Stati membri - su richiesta del governo di Damasco.  Assad può essere giudicato come si vuole, ma sul piano formale è il legittimo Presidente siriano, e a decidere della sua sorte non possono certo essere Europa e Stati Uniti, e nemmeno la Russia, bensì il Popolo siriano.

Quella proposta da Putin, insomma, è una svolta storica, la fine di una prassi ONU fondata sulla cosiddetta “ingerenza umanitaria” decisa da americani e inglesi, e imposta a suon di bombe e di stragi che in realtà hanno fatto un deserto di uomini e di diritti umani negli ultimi 25 anni, grazie anche a nuovi istituti giuridico-internazionalisti inesistenti durante la guerra fredda: la no fly zone, la “responsabilità di proteggere i civili”, i Tribunali penali che possono arrestare financo interi Governi. 

Occorrono regole per poter superare la legge della giungla culminata nella guerra di Libia del 2011. Putin sta proponendo questo, una gestione multilaterale della guerra con regole precise. E’ positivo che Cameron accetti ora di intervenire “solo contro l’ ISIS”, ma se questa declaratoria non viene incanalata nei binari ONU, il rischio è che possa fare emergere altri intenti, considerata la presenza di un’ anima oltranzista dentro l’ Occidente, dura a scomparire.

Claudio Moffa
(Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali e Direttore del Master Enrico Mattei in Medio Oriente, Università di Teramo)

 


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