Legiferare a colpi di clava

Un blitz della Lega ha riscritto l'articolo 26 sulla responsabilità civile dei magistrati. Ma questo fa davvero gli interessi dei cittadini?

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Sarà anche una tempesta in un bicchier d'acqua, come dice Renzi, ma al netto di certo garantismo peloso e di certo consociativismo giudiziario (esiste anche questo, ben alimentata da certa stampa manettara) la vicenda della responsabilità civile dei magistrati non poteva avere esito peggiore. Il Governo e la maggioranza sono stati battuti, in un voto a scrutinio segreto, nell'esame sulla legge europea 2013-bis alla Camera proprio sulla responsabilità civile delle toghe.

Un blitz della Lega, a firma di Gianluca Pini (depositario di una proposta legge sull’ argomento) ha riscritto l’ articolo 26 sulla responsabilità civile dei magistrati, inasprendo di fatto le pene nei confronti dei giudici e inserendo la responsabilità “diretta” dei magistrati. Al di là delle questioni politiche (ma i deputati di Grillo, che si sono astenuti, che ci stanno a fare in Parlamento?) va fatta qualche precisazione al di là del polverone delle polemiche. La normativa che regola la responsabilità civile dei magistrati che abusano del carcere risale al 1988, in conseguenza del referendum che sancì la fine della sostanziale immunità a favore dei magistrati, quando il giudice non pagava quasi mai dei suoi errori.

Con la legge 117 del 1988, voluta a furor di popolo, vige il principio secondo cui l’ azione viene intentata contro lo Stato e non contro il magistrato (salvo l’ ipotesi che il danno costituisce reato). Ma di fatto la legge contiene tanti e tali filtri da renderla inapplicata. L’ azione penale, per sua natura, comporta sempre un danno: se un indagato è soggetto alla custodia cautelare per arrivare a una verità processuale, soffrirà per questo. Se invece l’ indagato riuscirà ad evitarla perchè il giudice ha paura delle conseguenze di un eventuale suo ricorso che gli causerà una riduzione dello stipendio e preferisce non procederne, a rimetterci e a soffrirne sarà la parte lesa. 

La verità è che trovare la giusta misura tra il diritto di rivalersi contro un giudice che ha adoperato il suo potere di toga impropriamente causando un danno e l’ indipendenza della magistratura (sancita dalla Costituzione) è questione assai delicata e non può risolversi con un blitz in aula.

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