Premio Nobel alle famiglie adottive

Si è chiusa a Gabicce l'edizione 2013 del tradizionale incontro delle diverse anime di Ai.Bi.: tanti spunti di riflessione e una proposta inedita


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Non ha un nome né un cognome. Non un profilo "istituzionale". Non ha interessi da difendere e sponsor potenti. Ma è un candidato flessibile, credibile, capace di parlare e ascoltare tutte le lingue del mondo. Quella che sembra solo una provocazione è invece una proposta seria e intrisa di valori: per la famiglia adottiva come Premio Nobel per la pace 2015 ora c'è una possibilità. Grazie ad Ai.Bi. Una raccolta di firme tesa a chiamare a raccolta tutte le componenti della società civile, dalle associazioni ai volontari, passando, perché no?, dalla politica così che siano premiate, senza inutili glorificazioni, le persone di buona volontà. Quelle che hanno scelto di aprire le porte delle loro case e dei loro cuori a bambini abbandonati in ogni angolo del mondo. Già, perché a volte ci si dimentica che l'adozione di un figlio, oltre che un atto di generosità costretto a passare da difficoltà, rifiuti e rallentamenti burocratici, porta con sé il desiderio di abbattere i pregiudizi di un mondo ancora incapace di integrare e rispettare.

Le stime parlano di almeno 168 milioni di bambini soli: la consegna del Nobel per la pace potrebbe rappresentare una spinta a farsi forza e coraggio per rendere giustizia a degli innocenti. Il calore di una casa, di una famiglia, di una vita "normale". «Un mondo fondato sulla collaborazione tra popoli, che per secoli si sono fronteggiati in continui conflitti dagli esiti spesso drammatici per l'umanità tutta, può essere raggiunta solo "a partire dal basso", con un movimento collettivo che - si legge nell'appello lanciato da Ai.Bi. - cominci proprio da chi più soffre nelle guerre: i bambini e le loro famiglie».

E ancora: «Quale padre, quale madre rappresenta meglio la perfetta integrazione di culture, formazioni, vissuti diversi, il perfetto pacifico legame fra Paesi distanti anche migliaia di chilometri, di un genitore adottivo? La diversità è una ricchezza, un arricchimento, una garanzia di futuro e le famiglie adottive ne sono la dimostrazione vivente. La strada dell'accoglienza è la via di una capillare integrazione, come opportunità per la pace e la democrazia».

Sulle motivazioni della proposta: «Per questo chiediamo che siano candidati al Premio Nobel per la Pace tutti quei genitori che accolgono un bambino abbandonati e si fanno carico del dialogo, della comprensione, della cura, interculturale e interraziale. Giorno dopo giorno, costruiscono una società dell'accoglienza e un ponte di solidarietà fra Paesi. Sono operatori di pace e di giustizia che in silenzio contribuiscono alla pacificazione, alla stabilizzazione e alla prevenzione dei conflitti, attraverso la conoscenza reciproca dei popoli e la reciproca solidarietà».

Per maggiori informazioni e aderire all'appello che intende candidare la Famiglia Adottiva al Premio Nobel per la Pace 2015, consultare il sito www.aibi.it

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